I PRIGIONIERI COME SUPERMARKET DI ORGANI UMANI, L’ULTIMO ORRORE DELL’ISIS

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Fino a oggi avevamo parlato di petrolio, banche, estorsione e vendita di beni archeologici. Le fonti di guadagno dello stato islamico, che ha un patrimonio di circa 2 miliardi di dollari, erano relative a queste attività. Ora sui apre un nuovo capitolo, orribile, che va adallungare questo elenco. E non è una supposizione oppure un report dell’intelligencce a dircelo, ma l’Isis stesso. I jihadisti sunniti potranno “prendere impunemente gli organi degli apostati perché (la loro vita) non merita rispetto”. E’ il testo di una fatwa (direttiva religiosa numero 98) del Consiglio Ulema (che risponde direttamente al califfo Abu Bakr al Baghdadi) che giustifica il traffico di organi dei loro prigionieri, un’altra via per reperire denaro contante. E’ l’ultima frontiera di guadagno è manifestazione della spietatezza dell’Isis: molti medici sarebbero stati giustiziati per essersi rifiutati di espiantare organi e decine di corpi sono stati trovati con dei tagli profondi nel corpo.

Il resto dei “finanziamenti” è cosa già nota. Nell’agosto del 2014, l’ISIS conquistò Mosul, la seconda città dell’Iraq. Nell’operazione i terroristi prelevarono l’intera riserva della banca locale, una cifra vicina ai 500 milioni di dollari.

Un’altra fonte di guadagno è data dai rapimenti a scopo di estorsione. In alcuni casi, gli Stati non accettano di pagare un riscatto per la liberazione degli ostaggi, e questo porta alla loro uccisione, ma molte volte invece sì, con i terroristi che ottengono una notevole somma di denaro in cambio della liberazione del prigioniero.

Durante la loro campagna di conquista in Siria e in Iraq, il gruppo terrorista ha anche conquistato diversi giacimenti di petrolio. Molti dei loro guadagni quindi avvengono in seguito alla vendita per contrabbando di petrolio.

Infine, secondo Unesco e l’Interpol, il traffico di beni archeologici è un giro d’affari mondiale tra i 6 e gli 8 miliardi di euro l’anno, secondo solamente al traffico di armi e droga.

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