HASSAN ABOUD, IL VERO VOLTO DEL DAESH

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Sanguinario e avido di potere. Un assassino che ha scalato le gerarchie del Daesh sottomettendo e uccidendo. Hassan Aboud, ex leader della ribellione siriana arruolatosi nell’Isis prima di essere eliminato lo scorso anno, può essere considerato l’uomo simbolo del Califfato. Non una “guida religiosa” pronta al martirio, un eroe dell’Islam, come il gruppo fondamentalista dipinge i suoi militanti, ma uno spietato opportunista privo di ideali. La sua storia, raccontata dal new York Times, è un monito a quei giovani musulmani che vedono nello Stato Islamico una patria ideale. Un mondo perfetto, retto dalle regole coraniche. Le prime notizie su Aboud lo collocano nella provincia irachena di Anbar nel 2004, dopo cioè l’intervento militare americano che scatenò l’insorgenza nel Paese fino a poco prima dominato da Saddam. Siamo nella culla dell’estremismo islamico di matrice sunnita, laddove si formò un numero elevatissimo di militanti jihadisti. Tra loro c’erano i leader che presero il controllo, da lì a pochi anni, dell’Is.

Qui Aboud e uno dei suoi fratelli, noto con il nome di Abu Shadi, combatterono le forze Usa intorno Falluja e Ramadi, creando una fitta rete di contatti con le mafie locali e i gruppi jihadisti che più tardi confluirono in al-Qaeda in Iraq su impulso di Abu Musab al-Zarqawi. Con lo scoppio della rivolta contro Bashar al-Assad, il nome di Aboud ritornò all’attenzione delle cronache. A marzo il regime sparò sui manifestanti a Daraa. “Il giorno dopo abbiamo aderito alla rivoluzione, iniziando a manifestare fuori delle moschee”, disse in un’intervista al Times. Presto Aboud riunì sotto il suo controllo un gruppo di combattenti, all’inizio piuttosto ristretto, che si chiamava la Brigata Dawood. Durante i primi passi della rivolta molti gruppi ribelli mancavano di esperienza, denaro e addestramento. La Brigata Dawood, grazie alle capacità militari del suo leader, spiccava nel campo dell’opposizione armata e, grazie ai risultati ottenuti sul terreno, ottenne finanziamenti dal Golfo, come ha rivelato l’attivista Abu Ameen, che conobbe da vicino Aboud.

Nel 2012 la Brigata contava su centinaia di uomini, ai quali veniva pagato uno stipendio di 140 dollari al mese e che erano dotati di armi moderne. “Questo in un momento in cui altri gruppi ribelli non potevano offrire ai loro combattenti neanche il pranzo”, ha aggiunto un altro attivista, Mohyeddin Abdulrazzaq, secondo cui in poco tempo “il nome di Hassan Aboud divenne sacro tra i suoi miliziani”. Le voci sulla forza della Brigata Dawood presto iniziarono a circolare nella regione. Alcune persone che conoscono Aboud hanno raccontato di incontri avuti con alcuni leader dello Stato Islamico provenienti dall’Iraq, tra i quali Abu Ali al-Anbari, un ex ufficiale dell’esercito iracheno che si era recato in Siria per reclutare comandanti locali. Al-Anbari inviò alcuni suoi uomini a Sarmin, dove la Brigata Dawood aveva il suo quartier generale, per ‘corteggiare’ Aboud. In poco tempo l’uomo iniziò a cedere alle lusinghe dei jihadisti. Hassan al-Dugheim, un religioso vicino ai ribelli che entrò in contatto con Aboud nel 2011, disse che le sue abilità militari e spietatezza erano fuori discussione, ma che lo considerava uno “stupido” e che era stato avvicinato dall’Is proprio perché era un uomo che poteva essere “comprato e poi utilizzato”.

La strategia di al-Anbari si rivelò vincente. Alcuni leader dei ribelli siriani giurarono fedeltà all’Is pubblicamente, mentre altri si unirono all’organizzazione, continuando a militare nello stesso gruppo di cui facevano parte. “Con soldi e promesse, l’Is ha ottenuto il controllo dei cuori e delle menti”, ha sottolineato un attivista, che ha preferito restare anonimo. Nel 2014 Aboud, dopo una breve militanza in un altro gruppo ribelle chiamato Jaish al-Sham, annunciò di essere un servitore di Abu Bakr al-Baghdadi, il capo dello Stato Islamico, e che stava andando a Raqqa per aderire al califfato. “Hassan disse (ai suoi uomini, ndr) che aveva giurato fedeltà ad al-Baghdadi. Chi voleva stare con lui poteva rimanere e quelli che volevano andarsene erano liberi”, ha dichiarato un attivista che era con lui. Quanti membri fossero presenti è poco chiaro. Alcuni dicono poche centinaia, altri un migliaio. Circa 100 combattenti deposero le armi dopo l’annuncio.

Il suo passaggio all’Is segnò l’inizio di una lunga scia di sangue: Aboud tradì i suoi ex compagni e li uccise in modo spietato. Tra le prime vittime ci furono Darraji e Bassim Abdulrazzaq, due fratelli ex militanti della Brigata Dawood che avevano formato un piccolo gruppo ribelle che di tanto in tanto collaborava con il suo vecchio capo. Nel mese di dicembre 2013 si sono uniti alla Brigata in una battaglia per il controllo di un checkpoint. Quando il checkpoint cadde, i fratelli chiesero ad Aboud un’altra mitragliatrice per coprire le loro perdite, ma questi si rifiutò. Nei giorni successivi i fratelli tornarono alla carica e stavolta il jihadista acconsentì alla loro richiesta. “Aboud diede loro la mitragliatrice, e poi li uccise”, hanno rivelato fonti vicine alla Brigata. Aboud è stato uno dei più potenti capi di gruppi ribelli in Siria. Secondo al-Jazeera, morì insieme ad altre decine di comandanti in un attacco kamikaze a Idlib il 9 settembre 2014.

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