SALVA BANCHE: LA LETTERA CHE IMBARAZZA BRUXELLES

438
commissione europea

Crescono le tensioni tra Roma e Bruxelles sul decreto Salva Banche dopo la pubblicazione di una lettera confidenziale inviata al governo italiano il 19 novembre scorso da Marghethe Vestager e Jonathan Jill, commissari Ue alla Concorrenza e alla Stabilità finanziaria, con la quale veniva impedito il salvataggio attraverso l’uso del Fondo interbancario di garanzia dei depositi. Il testo doveva restare segreto, trattandosi di una comunicazione riservata. Il governo italiano, però, aveva minacciato di pubblicarla sul sito del ministero del Tesoro affinché fosse chiaro a tutti chi era stato a imporre l’azzeramento del patrimonio di azionisti e obbligazionisti. Alla fine l’ipotesi estrema dello sgarbo istituzionale è stato evitato.

La lettera, però, ha cominciato ugualmente a circolare, rendendo evidente la profondità dello scontro che c’e’ fra Roma e Bruxelles. Emerge che l’Unione Europea non ha lasciato molto spazio al governo italiano. Qualunque forma di salvataggio alternativa a quella poi adottata dal Consiglio dei Ministri del 21 novembre, sarebbe stata infatti considerata un aiuto di stato. Nessun diktat lampante da parte di Bruxelles, ma una posizione molto ferma che, se disattesa, avrebbe aperto un lungo contenzioso fra Italia e Commissione. Un precedente pericoloso, considerando che in Primavera la Legge di Stabilita’ dovra’ passare l’esame dell’Ue.

“Se uno Stato membro opta per lo schema di garanzia dei depositi per ricapitalizzare una banca – si legge nella lettera del 19 novembre – allora è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di stato”. Quindi “se la valutazione porta a concludere che l’uso di questo schema è aiuto di stato, scatterà la risoluzione della direttiva Brrd (Bank recovery and resolution drective)”. Al contrario, se è “un puro intervento privato” non scatta la risoluzione. E’ nata cosi’ la soluzione per Banca Etruria, Banca Marche e le Casse di risparmio di Chieti e di Ferrara che ha comportato forti perdite patrimoniali ai risparmiatori e un forte calo dui fiducia nei confronti del sistema bancario italiano. Dal documento, emerge l’orientamento negativo dei tecnici di Bruxelles alla soluzione trovata dal governo italiano per salvare le quattro banche tenendo indenni i risparmiatori.

Hill e Vestager spiegano a Padoan che il meccanismo di garanzia dei depositi, come appunto il “Fondo interbancario di garanzia sui depositi”, deve rispettare la disciplina sugli aiuti di Stato. Tuttavia, Hill e Vestager fanno anche notare che, se l’utilizzo dello schema di garanzia non fosse giudicato aiuto di Stato e fosse al contrario considerato un semplice intervento privato, la risoluzione della direttiva Brrd non scatterebbe. Pur ribadendo che “la Commissione preferirebbe sempre soluzioni di mercato”, che riducano al minimo l’intervento pubblico, i commissari ci tengono a puntualizzare che e’ “in capo alle autorita’ italiane la scelta degli strumenti e delle politiche da adottare” in caso di crisi bancarie.

Secondo fonti stampa, Renzi aveva espresso l’intenzione di pubblicare sul sito del governo la lettera per dimostrare che Bruxelles, diversamente da quanto affermato in queste settimane, era nettamente contraria all’utilizzo del Fondo interbancario. Adesso che il contenuto della lettera missiva è stato reso noto, la Commissione Ue ci tiene a sottolineare che “sono state le autorità italiane a decidere di risolvere le quattro banche utilizzando il fondo di risoluzione”. Gli uffici della Concorrenza dell’esecutivo Ue, sottolinea, già in passato avevano valutato in un certo numero di casi in Italia, Spagna e Polonia l’intervento dei sistemi di garanzia dei depositi come aiuto di Stato, ma li avevano approvati “percé gli interventi risultavano in linea con le regole comunitarie sugli aiuti di Stato”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS