TALEBANI PIU’ DEBOLI E ISIS IN AVANZATA, ECCO IL NUOVO AFGHANISTAN Il movimento integralista è falcidiato da lotte e divisioni interne. Uno scenario che favorisce il Daesh

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L’Afghanistan vive una nuova fase politicamente caotica. L’uccisione di sei soldati americani della Nato arriva in un momento drammatico di un Paese funestato da una guerra lunga 14 anni e nuovamente diviso. Da una parte c’è il governo di Kabul, frutto dell’intervento militare occidentale iniziato nel 2001, dall’altra l’Isis e i Talebani, in lotta fra loro per il controllo del territorio. L’elemento di novità è rappresentato proprio dalla fase vissuta dal movimento fondamentalista, indebolito dalla morte del Mullah Omar e non più unito, come dimostra il recente attentato a Mansour, la cui elezione a leader supremo non è stata condivisa da tutte le correnti. Una fiacchezza strutturale che favorisce gli uomini di Al Baghdadi, intenzionati a far piazza pulita dei rivali, per fare dell’Afghanistan una nuova Siria. Questo il quadro dell’Afghanistan tracciato da Shawn Snow, analista e veterano dei Marine, secondo il quale la “Casa Bianca si sta lentamente adeguando a questi rapidi cambiamenti nella regione”.

Il gruppo integralista è sempre più frammentato – scrive Snow nella sua analisi sotto il titolo “Perché i Talebani divisi mettono a rischio la missione Usa in Afghanistan” – a prescindere da quale sia la “verità” sulle sorti del leader, il mullah Mansour. A inizio mese sono circolate notizie sul suo ferimento, anche sulla sua morte, durante una sparatoria scoppiata nel mezzo di un incontro tra leader di fazioni rivali a Quetta, in Pakistan. Poi è stato diffuso un audio – attribuito al successore del mullah Omar, fondatore del movimento – nel tentativo di mettere a tacere le voci sulle sorti del leader dei Talebani. Ma le voci continuano a circolare. E le spaccature all’interno del movimento rischiano di complicare ulteriore la situazione nel momento in cui l’Amministrazione Obama cerca di modificare la strategia di ritiro dal Paese, sottolineando al contempo l’importanza della cooperazione a livello regionale e il ruolo del Pakistan dopo aver ospitato nei mesi scorsi il premier Nawaz Sharif e il potente capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, generale Raheel Sharif.

Già a ottobre il comandante delle forze Usa e della missione Nato in Afghanistan, generale John F. Campbell, aveva sottolineato la necessità di un nuovo piano per l’Afghanistan, ponendo l’accento sul cambiamento delle dinamiche politiche e strategiche all’interno del Paese. Un recente rapporto del governo Usa conferma un peggioramento della situazione della sicurezza tra giugno e novembre scorsi. Si ritiene che dalla conferma, a luglio, della morte del mullah Omar, avvenuta più di due anni prima, il movimento dei Talebani sia diviso in tre fazioni: una guidata dal mullah Mansour, ex numero due del fondatore del gruppo; una dal mullah Rassoul, comandante militare nella provincia di Zabul; e una da maulavi Abdul Jalili, ex vice ministro degli Esteri del regime dei Talebani. Le divisioni all’interno dei movimenti “tendono a prolungare i conflitti”, scrive Snow, citando i casi di Yemen, Siria e Libia.

La battaglia interna ai Talebani e le aspirazioni del governo di Kabul di arrivare a un accordo di pace potrebbero portare a un ulteriore aumento delle violenze perché i vari gruppi cercano di consolidare il potere. I colloqui di pace sono sospesi dalla scorsa estate, dalla notizia della morte del mullah Omar. Il rischio, scrive Snow, è che diventino più frequenti attacchi come quello di Kunduz, tentativi di prendere il controllo di grandi centri abitati, o attacchi contro centri strategici, come l’aeroporto di Kandahar. In questo contesto, sottolinea Snow, “segnali di un aumento delle operazioni delle Forze speciali” nella provincia meridionale di Helmand potrebbero indicare che la Casa Bianca e il Pentagono “siano disposti” ad andare oltre la missione di “addestramento, consulenza e assistenza” delle forze afghane per contrastare i Talebani. La decisione di tornare al ruolo di combattimento, secondo Snow, potrebbe aiutare a aiutare le forze afghane e rafforzarne il morale e potrebbe anche spingere “potenziali disertori” dei Talebani e gruppi ‘sciossinisti’ a sostenere il governo centrale. Ma è importante capire “chi combatte contro chi all’interno dei Talebani”.

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