CISGIORDANIA: LANCIO DI GRANATE FUMOGENE CONTRO UNA CASA PALESTINESE Secondo l'intelligence israeliana l'attacco è opera di estremisti ebrei. Arriva la condanna di Netanyahu

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Un’abitazione palestinese in Cisgiordania è stata colpita con due granate fumogene lanciate da ignoti, probabilmente integralisti ebrei. Questa almeno è quanto sospettano le autorità israeliane dopo l’ondata di estremismo ebraico che nelle ultime settimane ha interessato la zona. Secondo il quotidiano “Yediot Ahronot”, sulla casa, di proprietà di una famiglia di tre persone, sono comparse anche scritte offensive inneggianti alla vendetta per i “prigionieri di Sion”.

L’evento è giunto nel pieno di un periodo di tensione fra israeliani e palestinesi, a causa della cosiddetta “Intifada dei coltelli” e in concomitanza con il proseguimento delle indagini per l’attacco di Duma avvenuto nel 2015 e costato la vita a tre persone, fra cui un bambino di pochi mesi. Ieri decine di manifestanti dell’estrema destra israeliana si sono riuniti davanti all’abitazione del giudice Erez Nurieli, il quale ha esteso la custodia cautelare delle persone sospettate dell’attacco contro la famiglia Dawabsheh.

Informato dell’accaduto il premier Benjami Netanyahu ha subito condannato l’attentato, a prescindere da chi l’abbia compiuto. “Sfortunatamente, di quando in quando ci sono azioni terroristiche da parte di ebrei e lo Shin Bet se ne occupa”, ha detto, difendendo anche l’operato dell’agenzia per la sicurezza interna accusata dagli ultranazionalisti di aver torturato i presunti autori dell’attacco contro una casa a Douma, dove furono uccisi tre membri di una famiglia palestinese.

Sospetti che hanno scatenato l’ondata di proteste, iniziata con il blocco della principale strada di accesso a Gerusalemme e sfociata nell’intifada lanciata da Hamas. Negli ultimi giorni gli esponenti della destra hanno lanciato sui social media diversi slogan contro il ministro della Difesa, Moshe Ya’alon, a causa del sua appoggio alle indagini condotte dal servizio di intelligence interno e delle sue discusse dichiarazioni rispetto ai casi di terrorismo ebraico.

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