SE LO SMARTPHONE TI FA MORIRE

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L’uso del cellulare alla guida è uno dei fattori di rischio maggiori per la sicurezza. I morti in incidenti stradali nei primi 8 mesi dell’anno sono stati 1.159; colpa in gran parte dell’accresciuta distrazione degli automobilisti dovuta in primo luogo all’uso improprio dei telefonini. Chi guida messaggia, manda email e si fa addirittura selfie.

La sindrome che ci attanaglia ha un nome: si chiama “Fomo” (fear of missing out): in sostanza, paura di essere tagliati fuori. Si guarda il cellulare in media 150 volte al giorno, una volta ogni sei minuti. E lo facciamo anche in auto, alla guida, in bici, in moto, quindi il problema non è più solo psicologico. La distrazione è, come detto, la prima causa degli incidenti stradali in Italia (16,8% secondo i dati Aci/Istat). Il 12,4% dei guidatori è stato sorpreso mentre guidava con il telefonino in mano, mentre un giovane su 4 ammette di scattarsi selfie, chattare e navigare al volante e persino al manubrio. Uno schiaffo alle più elementari norme di sicurezza.

Eppure non è questa l’ultima frontiera del rischio. Sono in aumento in tutto il mondo gli incidenti, con conseguenze spesso drammatiche, riguardante l’uso del cellulare mentre si cammina. Gli occhi incollati sul piccolo schermo, le mani impegnate sulla tastiera, per i più giovani anche le cuffiette alle orecchie: l’isolamento è pressoché totale, e la distrazione pure.

Ecco perché la polizia di Losanna, in Svizzera, ha pensato di produrre addirittura un video per far capire ai più giovani quale sia il grado di pericolosità di ciò che loro fanno “normalmente”. Si vede un ragazzo immerso nei propri pensieri camminare in città, fino ad un fatale incrocio. Poi la disperazione della gente, e un impiegato delle pompe funebri che commenta. Un vero e proprio schiaffo alla superficialità con la quale si liquida il problema.

Uno spot che però, a pensarci bene, va oltre la descrizione dell’incidente. Testimonia come la tecnologia, che è ovviamente il segno del progresso ed ha infinite potenzialità positive, può essere deleteria se usata male. Vale per la sicurezza stradale, vale per i rapporti umani, sempre più rarefatti e virtuali. L’amicizia, l’amore, soprattutto tra i giovani, non passano più per il rapporto diretto tra due persone ma attraverso la mediazione di qualche apparato elettronico. Si arriva al paradosso di inviarsi messaggi vocali a raffica invece di farsi una telefonata per organizzare un appuntamento.

E nel mondo virtuale si nasconde di tutto, anche le cose più malvagie, proposte ai ragazzi dietro ad uno schermo, e per questo con la parvenza di poter essere controllate con un clic. Ma così non è, e i nostri ragazzi rischiano di schiantarsi: per strada, come sulle vie del web.

Tornando ai rischi di camminare distraendosi col cellulare, a Washington, precisamente sul marciapiede della 18th Street Nortwest, è nata una corsia dedicata proprio a chi utilizza il cellulare talmente tanto da non potersi staccare nemmeno quando ci si sposta a piedi. Non è una vera e propria iniziativa comunale, ma un esperimento del National Geographic che si sta preparando per una serie televisiva dedicata al comportamento umano.

In Cina invece fanno sul serio. A Chongqing city, nella provincia del Sichuan sud-orientale, è nata la prima pista per smartphone. Obiettivo numero uno: evitare gli incidenti causati dalla distrazione.

Un marciapiede diviso in due: una parte per chi passeggia utilizzando lo smartphone, l’altra quella per i pedoni che preferiscono guardare dove camminano. Un avviso è stato stampato sulla corsia degli utilizzatori di cellulari: “Passeggiate da questa parte a vostro rischio e pericolo!”. Tantissime solo le frecce disegnate sull’asfalto che guidano il pedone mentre guarda il display del proprio telefono, visto che la sua la testa dovrebbe essere inclinata verso il basso.

Secondo una ricerca della Ohio State University, pubblicata sulla rivista “Accident analysis and prevention”, gli incidenti stradali capitati a pedoni che inviavano sms o parlavano al cellulare negli Stati Uniti sono raddoppiati nel giro di cinque anni, dal 2005 al 2010; e lo studio purtroppo risulta già “datato”, vista la crescita esponenziale di diffusione dei cellulari multimediali.

Esaminando il database del National Electronic Injury Surveillance System, si è visto che la fascia d’età più colpita è risultata essere quella dai 16 ai 25 anni, e l’azione più diffusa è parlare al cellulare più che inviare sms. I numeri, che già di per sé potrebbero essere sottostimati perché non tutti i pedoni investiti si recano poi in ospedale sono destinati, secondo lo studio, a crescere ulteriormente nei prossimi anni.

Dati confermati anche da uno studio Ford, condotto su di un campione di oltre 10.000 cittadini europei: ha evidenziato che la maggior parte degli utilizzatori di smartphone, e in particolare i ragazzi tra i 18 e i 24 anni, fascia d’età in cui gli incidenti sono la prima causa di mortalità, non ne interrompono l’utilizzo al momento di attraversare la strada. Secondo le statistiche, tra il 2003 e il 2013 sono morti, sulle strade europee, 85.525 pedoni. Parafrasando una vecchia pubblicità del gestore telefonico nazionale in Italia, una chiamata… ti accorcia la vita.

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