Quei giochi proibiti

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I genitori McFayden hanno preso la loro decisione credendo, così, di aiutare il figlio ad essere se stesso liberamenteTuttavia, l’operazione che ha trasformato Daniel in una femminuccia, è stato assolutamente precoce. Daniel era troppo piccolo per fare una scelta di genere definitiva, avrebbe potuto cambiare propensione sessuale tante volte. Famiglie e medici che prendono provvedimenti così radicali andrebbero loro analizzati. C’è da chiedersi perché i medici autorizzino simili interventi senza prima ricorrere alla terapia, anche del gioco, del disegno, e cosa spinge dei genitori ad una scelta di questo tipo.

All’età di tre anni, c’è ancora tanta strada da fare per avere consapevolezza della propria identità sessuale. I bambini vanno accompagnati. Un bimbo di tre anni che compie un gesto significativo, come tentare di tagliarsi il pene, lo fa istintivamente, perché si sente intrappolato nel suo corpo, a disagio, e cerca di liberarsi, oppure semplicemente perché sta esplorando il proprio corpo come qualcosa di estraneo, lo manipola per conoscere come è fatto, anche perché cominciano a quest’età i primi impulsi verso la sessualità. Inizia la fase edipica, di attenzione ai propri genitali.

Si sarebbe dovuto intervenire con la terapia del gioco, per permettergli di esplorare in libertà le possibilità. Anche adesso andrebbe fatto un lavoro terapeutico attraverso il gioco, per accompagnarlo nella crescita e nella consapevolezza di sé, senza costruirgli una prigione con la terapia farmacologica. Alla mamma e al papà bisognerebbe dire che un bambino è già per se stesso un laboratorio ormonale. Va aiutato in questo processo sperimentale di scoperta di sé.

In Italia, una cosa del genere non sarebbe potuta accadere, e non sarebbe neppure consigliabile. Le eventuali preoccupazioni dei genitori, di agire in modo da prevenire sofferenze future del figlio, nascono dai problemi provocati da una concezione peccaminosa della sessualità, che è il vero male della nostra società. L’orientamento sessuale va liberato dai giudizi morali e non va condannato. Nel 1979, ho scritto un libro, “Lo scarico”, protagonisti due personaggi: un’adolescente bulimica, attratta dalle compagne di scuola, e l’amico del cuore transessuale, che vive auna situazione drammatica, per l’aggressività che subiva a causa della sua condizione. Lo sviluppo della psicoanalisi in tema di sessualità è recente, soprattutto nello studio dell’importanza dei primi anni di vita per la formazione dell’individuo, grazie al maestro della neuro-psichiatria infantile, Giovanni Bollea.

Per la sessuologa Jole Baldaro Verde, transessuali si nasce. Avvengono mutamenti ormonali anche nella vita intra-uterina, nel grembo materno, nella relazione simbiotica tra madre e figlio, che influiscono sull’orientamento sessuale. Ma la scoperta della sessualità è un processo che avviene nel tempo.

Maria Rita Parsi
psicologa, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Movimento Bambino e direttrice della Scuola Italiana di Psico-Animazione (Sipa), che ha fondato.

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