ANGELUS, FRANCESCO BENEDICE I BAMBINELLI E LA SIRIA Ai ragazzi in piazza S.Pietro dice: "Quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me"

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All’Angelus, Papa Francesco “benedice” la risoluzione dell’Onu per la pace in Siria: “Anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale. Incoraggio tutti – ha ricordato Bergoglio – a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace. Parimenti – ha aggiunto – penso alla vicina Libia, dove il recente impegno assunto tra le Parti per un Governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro. Desidero anche sostenere l’impegno di collaborazione cui sono chiamati il Costa Rica ed il Nicaragua. Auspico che un rinnovato spirito di fraternità rafforzi ulteriormente il dialogo e la cooperazione reciproca, come anche tra tutti i Paesi della Regione”.

Prima della preghiera mariana il Pontefice si era soffermato sull’episodio del Vangelo odierno che racconta l’incontro tra Maria ed Elisabetta. Dopo il saluto della Vergine alla cugina, quest’ultima si sente avvolta da grande stupore, che risuona nelle sue parole: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” Per celebrare in modo proficuo il Natale “siamo chiamati a soffermarci sui ‘luoghi’ dello stupore». Il primo luogo “è l’altro, nel quale riconoscere un fratello, perché da quando è accaduto il Natale di Gesù, ogni volto porta impresse le sembianze del Figlio di Dio. Soprattutto quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, prima di tutto, si è lasciato avvicinare”.

“Un altro luogo in cui, se guardiamo con fede, proviamo stupore è la storia. Tante volte crediamo di vederla per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che ‘scombina le carte’: come canta Maria nel Magnificat, è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote”.

Il terzo luogo dello stupore è la Chiesa. “Guardarla con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, ma sentirla come una Madre che, pur tra macchie e rughe, lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo Signore. Una Chiesa che sa riconoscere i molti segni di amore fedele che Dio continuamente le invia. Una Chiesa per la quale il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente, ma sempre Colui che le viene incontro e che essa sa attendere con fiducia e gioia, dando voce alla speranza del mondo: ‘Vieni, Signore Gesù!'”.

“A Natale – ha concluso Francesco – Dio ci dona tutto sé stesso donando il suo Figlio, l’Unico, che è tutta la sua gioia. E solo con il cuore di Maria, l’umile e povera figlia di Sion, diventata Madre del Figlio dell’Altissimo, è possibile esultare e rallegrarsi per il grande dono di Dio e per la sua imprevedibile sorpresa. Ci aiuti Lei a percepire lo stupore per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza”.

Bergoglio non ha voluto dimenticare “le care popolazioni dell’India, colpite recentemente da una grave alluvione. Preghiamo per questi fratelli e sorelle, che soffrono a causa di tale calamità, e affidiamo le anime dei defunti alla misericordia di Dio”.  Quindi il saluto ai tantissimi bambini di Roma, venuti per la tradizionale Benedizione – organizzata dal Centro Oratori Romani – dei “Bambinelli”, le statuine che i ragazzi metteranno nei presepi di famiglie, scuole e parrocchie. “Cari bambini, – ha detto il Papa nel rivolgersi a loro – quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale! Che sia un Natale pieno di speranza e dello stupore che ci dà Gesù, pieno di amore e di pace”.

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