TURCHIA, OPERAZIONE NEL SUD-EST CONTRO IL PKK: 70 MORTI L'operazione era iniziata martedì, con l'uccisione di 25 militanti in due giorni

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Le forze di sicurezza turche hanno ucciso settanta presunti membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) durante una grande operazione per sradicare il Partito da due città. L’operazione, durata quattro giorni nel sud-est della Turchia, ha coinvolto 10mila tra soldati e poliziotti nonché l’aviazione turca che – da quanto riferito dall’esercito turco – ha colpito degli obiettivi del Pkk nel nord dell’Iraq. La notizia è stata riportata solo ieri dai media ufficiali.

L’operazione era iniziata martedì, con l’uccisione di 25 militanti in due giorni; 48 ore dopo il numero era già più che raddoppiato. Otto ribelli del Pkk erano stati “eliminati” venerdì, numero che ha portato il bilancio dell’operazione a Cizre e Silopi – due città della provincia di Sirnak – e nel quartiere della città di Diyarbakir (a maggioranza curda) a 70 morti, come indicato dallo stato maggiore turco sul suo sito. Due F-16 avevano bombardato rifugi e “magazzini di armi” nel nord dell’Iraq nella zona di Zap e Khakurk, dove il Pkk – considerato dal governo di Ankara un’organizzazione terroristica – avrebbe alcune basi.

Diverse città a maggioranza curda sono state sottoposte a coprifuoco. Interi quartieri sono stati trasformati in zone di guerra e a perdere la vita è stato anche un bambino di 11 anni. “Trovo questa politica sbagliata – ha commentato un residente di Cizre – la pressione sul popolo curdo è diventata inaccettabile. Cosa c‘è che non possiamo condividere? Quando è troppo è troppo. Vogliamo la pace”. L’obiettivo di Ankara è la “Pulizia totale” dei militanti curdi, come titola il quotidiano filo-governativo Yeni Safak. Ankara ha lanciato a luglio una campagna anti-terrorismo nel sud-est della Turchia. “Andremo avanti finché il sud-est non sarà ripulito dai terroristi”, aveva promesso il premier turco Ahmet Davutoglu.

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