La bellezza di farsi aiutare

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annamaria valli

Per rimanere nell’esperienza della presenza del Signore quando noi stessi o il nostro “prodotto” – mentale e sociale – sembra dimostrare il contrario, può essere utile riandare a quanto altri hanno già sperimentato. Non posso negare a me stesso che non so più come/cosa fare: il senso della vita fin qui perseguito si sbriciola. Io sono in panne e mi sperimento profondamente insufficiente. C’è ancora l’aiuto di Colui mi ha dato la forza per essere ciò che sono e realizzare ciò che ho costruito di vero, giusto, bello e buono?
C’è. Sicuramente mi assicurano i testimoni del Signore. È presente, ma mi devo aprire a Lui e al Suo aiuto.
Mi apro al Suo aiuto presente se mi decentro: la via è ringraziare non per questo o quello – che magari ora neppure più vedo o sono disposto a riconoscere – ma perché Lui c’è. “Prima”di me Lui c’è. Anche, seppur non solo, per me.

Ne dico bene, Lo benedico. Lo avverto troppo lontano per parlarGli? So – se sono sincero con me – che mi sto ingannando, perché il suo sguardo paziente e buono mi raggiunge ovunque, e se sono troppo annebbiato per incrociarlo, ci sono dei testimoni autentici della sua presenza a cui interessarmi. La sua sequela non interessò soltanto me una volta. Nonostante tutte le dimostrazioni sbandierate del rischio di una tale avventura, sempre si trova qualcuno che la tenta e ne gode. O Dio paziente con tutti, presente nella storia degli uomini che hanno seguito il tuo Figlio Gesù, voglio benedirti con loro e per loro.

E allora mi torna un filo di speranza circa la possibilità di accogliere il tuo dono e il tuo aiuto: devo però accettare di sperimentarne di momento in momento la necessità. Come ora.  All’inizio potevo pensare che si trattasse di gestire la vita una volta per tutte con qualche scelta azzeccata, con una pianificazione illuminata: ora scopro che è non facile la strada di sequela, ma uno solo è il passo davvero sbagliato. Non devo tornare indietro “dentro”, devo allontanarmi “dentro” da miraggi di una vita riuscita al di fuori della tua presenza.
Non importa troppo – non è decisivo – se mi vedo segnato da negatività profonda da cui mi credevo esente. Sono in strada con Cristo, dietro a Lui, che della mia riuscita si preoccupa più di me. Spero che il suo dono incrocerà il calibro della mia misura, mentre il mio Sé si esercita a dilatarsi, per non perdere nulla dei messaggi che mi rivolge con il silenzio della presenza rispettosa e liberante.

Temo a volte di allungare stoltamente i tempi più del necessario, rispetto a quanto già potrei essere per quanto mi ha donato. Ma in ultima analisi lascio passare questo pensiero e invece accolgo quello che mi suggerisci: «Offriti».

“Ti offro la consapevolezza e la certezza che la mia vita anche in questo momento di fatica e scoraggiamento, è una vita buona, che vale. Al di là delle apparenze è una vita attraverso al quale tu continui a fidarti di me. Faccio, Signore, con Te ciò che tu mi chiedi”.

Annamaria Valli OSBap
monastero San Pietro, Montefiascone (VT); Istituto teologico viterbese
aggregato all’Ateneo S. Anselmo (www.anselmianum.com)

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