OBAMA AL DISCORSO DI FINE ANNO: “COLPIREMO L’ISIS PIU’ DURAMENTE CHE MAI” Inoltre il presidente degli Stati Uniti ha ribadito ancora una volta il suo impegno per chiudere il carcere di Guantanamo

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Il presidente Usa Barack Obama torna sulla questione siriana nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Gli Stati Uniti – ha dichiarato – colpiranno l’Isis più duramente che mai” nonostante, ammette, sia “difficile per noi individuare i lupi solitari” così come “individuare il prossimo omicida di massa”. “Il nostro lavoro più importante è mantenere la sicurezza dell’America” ha commentato. Nessun cambio di rotta per Washington in politica estera: “Assad deve lasciare perché finisca questa carneficina. Ormai ha perso legittimità”. Obama ha parlato della necessità di “una transizione politica” in Siria, nodo centrale – quello dell’eventuale fuoriuscita di Assad dallo scacchiere politico – delle attuali divergenze tra Mosca e Washington.

Mea culpa del primo presidente statunitense di colore sulla crisi in Libia: “C’è stata una mancanza da parte della comunità internazionale, e gli Stati Uniti sono in parte responsabili” perché non sono riusciti in quel territorio “ad innescare la primavera araba”. Ma, aggiunge, “Chi dice che avremmo dovuto lasciare Gheddafi dimentica che aveva perso legittimità e se lo avessimo lasciato avremmo un’altra Siria in Libia”. Il presidente ha parlato anche di ambiente e clima, uno dei temi forti del suo mandato presidenziale in scadenza nel 2016. Facendo riferimento alla conferenza Cop 21 di Parigi appena conclusasi, ha parlato di uno “storico accordo” raggiunto sul tema della riduzione delle emissioni inquinanti: “È stato siglato da quasi 200 nazioni – ha puntualizzato -, ma sarebbe stato impossibile senza la leadership Usa”. E ancora: “Abbiamo investito nelle energie pulite e siamo stati in grado di portare la Cina al tavolo”.

Infine, la chiusura del carcere di Guantanamo, una delle promesse elettorali del 2012. L’enclave in territorio cubano deve essere smantellata perché “è centrale nel reclutamento di jihadisti”. Alla consueta domanda di cosa ci si deve aspettare per il 2016, il Premio Nobel per la Pace ha parlato di grandi possibilità “ora che c’è stato il via libera del Congresso ad una finanziaria bipartisan da 1.550 miliardi di dollari”.

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