POLITICHE IN SPAGNA, 4 PARTITI SUL FILO DI LANA

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I popolari dell’attuale premier Rajoy, il Psoe di Pedro Sanchez, Podemos di Pablo Iglesias e Ciudadanos, l’altro partito anti-casta si Albert Rivera, sono i quattro partiti che correranno per le elezioni politiche in Spagna e, per la prima volta nella sua storia, lunedì mattina Madrid potrebbe svegliarsi con un governo di coalizione. Questo a causa “dell’irruzione” sulla scena politica di due partiti anticasta, Ciudadanos e Podemos, che con il loro ingresso hanno fatta saltare l’alternanza Popolari-Socialisti.

E’ ancora incertezza massima sull’esito di quelle che per la Spagna rappresentano le più importanti elezioni politiche dal 1982. Secondo le stime l’affluenza parla di un possibile 80%, dato che di fatto rende poco affidabili i sondaggi, molto contraddittori tra di loro, ma che concordano nel confermare che nessun partito si avvicinerà alla maggioranza assoluta. Se ciò dovesse realizzarsi, dopo quarant’anni di democrazia, si inaugurerebbe l’era dei governi di coalizione.

L’ultima rilevazione in ordine di tempo, quella della Gesop pubblicata dal quotidiano El Periodico (nella sua versione andorrana, dato che sulla stampa spagnola le rilevazioni sono vietate nell’ultima settimana), conferma i socialisti del Psoe in seconda posizione davanti a Podemos, annullando così il sorpasso a sinistra certificato nei giorni scorsi da El Confidencial. Senza dunque che l’unico dibattito testa a testa fra il leader socialista Pedro Sanchez e il premier conservatore Mariano Rajoy – al momento sicuro della maggioranza relativa e impegnato in una campagna all’insegna dell’immobilismo più assoluto pur di non rischiare di perdere voti – abbia sortito alcuna differenza in termini di distacco fra i due partiti principali.

La Gesop accredita il Partido Popular del 25,8% delle preferenze contro il 21,4% dei socialisti: dato il complicato sistema di attribuzione dei seggi è difficile quantificare il numero dei deputati, ma in media il Pp ne otterrebbe 109 e il Psoe 86, entrambi ben lontani dalla maggioranza assoluta di 176 seggi. In continuo calo invece la nuova destra di Ciudadanos (C’s), con il 16%, superato nettamente da Podemos (20,4%), anche in termini di deputati: 73 contro 52.

Un quadro che conferma la fine del bipolarismo assoluto che ha dominato il panorama politico dagli anni Ottanta: i maggiori partiti rimarrebbero quindi i più votati (vicini al 50% del totale), ma privi della possibilità di formare dei governi monocolori. L’attenzione degli analisti è su quali alleanze potrebbero dar luogo ad un esecutivo di coalizione sufficientemente stabile, in vista di una legislatura in cui i problemi (austerity e crisi catalana in primis) non mancheranno di certo. Il Pp avrebbe tutte le carte in regola per poter continuare a governare altri cinque anni, seppure in coabitazione: in linea di principio infatti potrebbe giovarsi di un’alleanza con la destra “moderna” di C’s, insufficiente di per sé secondo l’ultima rilevazione (non supererebbe la maggioranza neanche se entrambi i partiti arrivassero al massimo della forchetta di seggi, improbabile dato che pescano nello stesso elettorato), ma alla quale si potrebbero aggiungere altre formazioni regionali come Coalicion Canaria. L’incognita però è se il partito di Albert Rivera (considerato dai sondaggi il politico più capace) accetterà di legarsi con la formazione rispetto alla quale si è presentato sempre come alternativa e che ha duramente criticato accusandola di corruzione.

Lo stesso discorso vale per i socialisti e Podemos, alleati/nemici la cui somma tuttavia è ben lontana dalla soglia necessaria: di fatto – scartata l’ipotesi di una “Grande coalizione” Pp-Psoe che solo nelle ultime ore è stata evocata dai conservatori come possibile “piano B” – C’s è ad oggi l’unico partito che è sicuro di poter governare, o con i popolari o con i socialisti, eventualmente con un appoggio di Podemos; quello di un “tripartito” Psoe – Podemos – C’s è infatti l’incubo di Rajoy, anche se i negoziati per una piattaforma di governo comune si presenterebbero assai complicati. Sta di fatto che data l’altissima percentuale di indecisi, la volatilità dell’elettorato e la possibile alta partecipazione al voto, le previsioni della vigilia lasciano il tempo che trovano: tutto è ancora possibile, compresa una replica del clamoroso sorpasso del 2004 che portò José Luis Rodriguez Zapatero alla Moncloa ai danni proprio di Rajoy. Un esito che Sanchez tenterà di ripetere insistendo ancora una volta sul “voto utile” a spese di Podemos, nella speranza di uno sprint finale che regali al Psoe qualche punto percentuale che potrebbe rivelarsi decisivo.

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