TERRORISMO, LUTTWAK: “IN ITALIA SVENTATI CENTINAIA DI ATTENTATI” Il politologo americano: "Gli italiani intervengono appena ci sono segnali allarmanti, a differenza di quanto avviene in altri Paesi"

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L’Italia potrebbe dare ad altri lezioni in materia di anti terrorismo. Parola di Edward Luttwak, politologo americano, intervenuto su Nikkei Asia Review. Gli italiani, sostiene Luttwak, dopo l’11 settembre 2001 hanno sventato “centinaia” di potenziali attacchi terroristici “piccoli e grandi”. Le autorità francesi, ricorda Luttwak, sono state più volte “colte di sopresa”, mentre in Belgio i terroristi “hanno fatto avanti e indietro per anni”, acquistando armi per uso militare con “notevole facilità”. Ma è l’Italia, sottolinea, il Paese che è stato “a lungo il più vulnerabile” a causa degli impegni militari in Afghanistan, Iraq e Libia, oltre che per l’aperto sostegno alle politiche Usa e la “collaborazione attiva” con Israele.

Inoltre, l’Italia ha una popolazione di cittadini di fede islamica che supera i due milioni e confini facilmente penetrabili, come dimostrato anche recentemente dall’arrivo in massa di migranti e profughi provenienti da Paesi islamici. Tuttavia, sottolinea Luttwak, “nessuno in Italia è stato ucciso da terroristi musulmani”. E questo “non perché nessuno ci abbia provato”, vista anche la presenza sul territorio italiano del Vaticano, da sempre bersaglio sensibile e ora “obiettivo prioritario” dello Stato Islamico, a giudicare dai video diffusi online.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, quando in Italia scattò la “massima allerta”, Luttwak afferma che i servizi di intelligence esterni ed interni, i Carabinieri e la Polizia italiani “hanno individuato e interrotto centinaia di piani terroristici, piccoli e grandi”. Si trattava di piani che andavano “dal semplice schema verbale ad azioni pronte per essere compiute, del tipo portato a termine con successo a Madrid, Londra, Parigi, Tolosa, Copenhagen, Bruxelles e altrove”. Finora non si è trattato, prosegue Luttwak “incrociando le dita” di una semplice questione di “fortuna”. E’ invece una “questione di metodo” che si basa su un assunto fondamentale: “Le azioni terroristiche non possono essere anticipate e prevenute”.

Tutti gli sforzi in questo senso sono “semplicemente vani” perché gli obiettivi da controllare sono infiniti. “In effetti -afferma l’esperto Usa- c’è solo una cosa che può essere fatta: seguire 24 ore su 24 tutti coloro che sono ritenuti veramente pericolosi” per poterli fermare in tempo prima che agiscano. Anche questo metodo, tuttavia, è “impossibile” da attuare, vista l’ampiezza del numero di potenziali sospetti da controllare e le forze che sarebbero necessarie per farlo. “E’ a questo punto che gli italiani si differenziano drasticamente dai francesi, dai belgi o dai britannici che continuano a monitorare gli individui sospetti” riempiendo in maniera “enciclopedica” con rapporti, intercettazioni, video, e fotografie i dossier su di loro. “Gli italiani, al contrario, agiscono nel momento in cui emerge la primissima indicazione” di un potenziale pericolo, sottolinea Luttwak.

“A volte si tratta di un’intercettazione telefonica o di un’email e a volte della “soffiata di un’agente”, perché “l’Italia investe poco, ma in modo continuo negli stranieri che recluta”, scrive Luttwak, aggiungendo che “spesso” l’indicazione giunge da un “amico” del sospettato che riferisce di appelli alla jihad e invocazioni all’odio. Dopo queste segnalazioni si procede con un “interrogatorio serrato” del sospetto. “Molti vengono presto rimandati a casa e schedati come millantatori”. Quelli che invece sono “fieri della loro militanza vengono trattenuti e le informazioni sul loro conto sono attentamente esaminate per individuare qualsiasi minima infrazione penale in base alla quale possano essere arrestati, processati e incarcerati”. E’ il contrario di quanto fanno i francesi, che trattano i “ladruncoli estremisti” semplicemente come ladruncoli e non come estremisti. In Italia, se nei documenti di immigrazione dei sospetti estremisti vengono individuati anche dei “minimi errori”, allora scatta l’estradizione, “anche se sono diventati cittadini italiani”. Una misura, prosegue Luttwak, “applicata nei confronti di molti imam radicali”. L’esperto Usa sottolinea che “con questi metodi” il numero di potenziali sospetti da seguire 24 ore su 24 “scende a livelli gestibili” ed è questa “la chiave del successo dell’intero sistema”.

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