MAFIA CAPITALE, EX SINDACO ALEMANNO RINVIATO A GIUDIZIO L'ex primo cittadino di Roma ha dichiarato di non aver chiesto nessun rito alternativo proprio per dimostrare pubblicamente la sua innocenza

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Corruzione e illecito finanziamento. Con queste accuse il giudice delle udienze preliminari ha deciso di rinviare a giudizio, in uno dei filoni dell’inchiesta collegati a Mafia Capitale, l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno. L’udienza, davanti alla seconda sezione penale, è stata fissata per il 23 marzo 2016.

Nei confronti dell’ex sindaco non è contestato il reato di associazione di stampo mafioso, ma secondo la Procura, Alemanno tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto 125 mila euro per compiere atti contrari ai doveri del suo ufficio. I soldi, in base all’impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno. Per il pm Alemanno, tramite Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama e già imputato nel maxiprocesso di Mafia Capitale, avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione, 75 mila euro per finanziare cene elettorali e altri 40mila per sostenere la fondazione.

Subito sono arrivate le dichiarazioni dell’ex sindaco che in una nota ha chiarito di non aver chiesto riti alternativi “per dimostrare pubblicamente la mia innocenza”. “Ho la coscienza pulita e per questo non ho nulla da patteggiare”, ha aggiunto Alemanno. Inoltre, l’ex primo cittadino di Roma ha spiegato che affronterà il processo con “animo sereno perché sono fiducioso nell’operato della magistratura e convinto che al dibattimento sarà accertata e provata l’assoluta correttezza del mio operato”.

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