FOLLIA, TRANS A TRE ANNI

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Aveva soltanto tre anni, Daniel, quando i genitori lo hanno fatto operare chirurgicamente per trasformarlo in una bambina. L’hanno trovato a giocare con un paio di forbici mentre provava a tagliarsi il pene. Ha detto che lo faceva per diventare una femminuccia. I bambini, si sa, hanno tanta fantasia e scoprono la loro identità anche attraverso l’imitazione, l’emulazione, immaginandosi in ruoli diversi.

Quel gioco è diventato un destino da cui non si potrà più liberare. La madre, Kerry, e il padre, Craig, lo hanno portato dal medico di famiglia, in Scozia, il Paese in cui vivono. Questi li ha indirizzati presso la clinica “Tavistock and Portman NHS Foundation Trust” di Londra, dove è stata diagnosticata una “disforia”, che qualche testata, nel riportare la notizia – balzata adesso all’attenzione della cronaca grazie ai Social – ha definito un “disturbo dell’identità di genere”, un contrasto tra sesso biologico e sesso psicologico, ma che invece gli specialisti definiscono un semplice “disturbo dell’umore”. In un’età ancora asessuata, tre anni, quando il processo di costruzione di identità sessuale è appena iniziato, e dura a lungo, almeno fino all’adolescenza.

Daniel adesso si chiama Danni, ha sei anni, e un calvario davanti, per mantenere il sesso che i genitori hanno scelto per lui. Hanno creato un profilo facebook, per “il trans più giovane d’Europa”. Lo hanno fatto, dichiarano, per evitargli da grande di essere mobbizzato dai compagni e adulti. Per questo, hanno deciso per lui una mutilazione, imponendogli torture inaudite, come sottoporsi costantemente a pericolose terapie ormonali per posticipare la pubertà e subire altri interventi chirurgici, nel tempo, cosiddetti di “riallineamento”, per mantenere il sesso che i genitori hanno deciso lui volesse scegliere, diverso da quello biologico.

A scuola, per “non discriminarlo”, è stato creato un bagno apposta per lui, unisex: non è maschio né femmina, adesso. E il pene, non potrà disegnarlo con una matita, se proverà a cercarlo, ritrovandosi maschio, a discapito di un gioco che può essergli costato la vita vera. Bisognerà eventualmente reintervenire chirurgicamente per restituirgli la sua autentica identità. Sull’argomento abbiamo intervistato la neuropsichiatra infantile Angela Magazù, dirigente medico all’Azienda sanitaria locale di Matera. Ciò che dice, da esperta, è uno schiaffo a chi pretende di difendere l’azione dei genitori in nome della libertà.

Dottoressa Magazù, un bambino di tre anni ha già consapevolezza della propria identità di genere?
“I bambini di quest’età non sono assolutamente in grado di fare una scelta di sesso, non hanno ancora sviluppato le competenze cognitive. Possono mostrare una predisposizione verso un gioco piuttosto che un altro. Esplorano i propri genitali, soprattutto i maschietti, li manipolano, si fanno domande, sperimentano. Bisogna lasciarli liberi e accompagnarli nella crescita. La formazione dell’identità sessuale è un processo che dura anni. La scelta dell’identità e dell’orientamento sessuale si fa in età adulta”.

I genitori sostengono di aver fatto operare Daniel con il sostegno dei medici, che avrebbero diagnosticato una “disforia” di genere. Qual è la sua opinione?
“Bisognerebbe indagare se siano stati davvero i medici, e quali, a supportare un’azione di questo tipo, che, se è vera, è atroce. La disforia è un disturbo infantile dell’umore, non ha nulla a che vedere con l’identità di genere. E sorgono fortissimi dubbi sulla reale capacità genitoriale dei due coniugi”.

I genitori di Daniel sostengono di avere fatto questa scelta per supportare il figlio ed evitare che potesse essere discriminato, in futuro…
“Sono loro che hanno voluto imporre al bambino una identità sessuale diversa da quella biologica, prima ancora che avesse la piena capacità di scegliere. C’è una ragione per cui si parla di minore età anche da un punto di vista giuridico. Hanno provocato un danno grave al figlio, intervenendo brutalmente nel processo di formazione della sua identità di genere”.

Quali problemi potrebbe avere Daniel /Danni nella crescita?
“Ha subito un cambiamento importante, innanzitutto in una parte del corpo che conosceva, durante la fase di esplorazione e di scoperta di sé. Avrà certamente disturbi fisici, come la difficoltà ad urinare. E potrebbe avere disturbi psicologici e dell’umore. Bisognerebbe adesso aiutarlo a comprendere in che direzione sessuale voglia andare, indipendentemente dalla mutilazione che ha subito. Potrebbe comunque sviluppare una identità maschile, nonostante l’intervento chirurgico. Il pene è un organo esterno. Si potrebbe ripristinare. Adesso almeno dovrebbe essere lasciato davvero libero di crescere e di scegliere”.

I genitori hanno dichiarato che i medici sarebbero disponibili a utilizzare farmaci che ritardino la pubertà e mantengano la nuova identità femminile, intervenendo con una operazione chirurgica di “riallineamento sessuale” quando avrà raggiunto la maggiore età. Qual è il suo pensiero?
“È semplicemente un orrore”.

 

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7 COMMENTS

  1. Alzi la mano:
    – chi di noi, quando era bambino/a, giocava ad immaginarsi nei panni del sesso opposto ma poi, crescendo, ha assunto i caratteri, i modi di essere, ecc… propri del proprio sesso biologico?
    Credo tutti!
    Ai medici che ad un bambino di 3 anni diagnosticano un “disturbo dell’identità di genere” (cioè non capiscono che, a quell’età, i bambini GIOCANO) io leverei l’abilitazione alla professione medica.
    E, per il bene dei più piccoli, a quei genitori leverei la potestà sui figli, per evitare che commettano altri guai.

  2. Come lo dobbiamo definire “povero ragazzo o Pacers ragazza, il problema sarebbe risolto se solo si potesse usare una delle due definizioni, ma credo che ciò non sia possibile definirei quindi la cosa semplicemente una atrocità

  3. ho avuto una collega/amica trans operata da uomo a donna, una creatura infelice che manteneva anche dopo l’operazione un disturbo di personalità grave. Dopo anni s’è ammalata di tumore al polmone con metastasi al cervello. Non diceva neanche ai medici del suo passato da uomo epperò alla collega che la accompagnò alla visita a Milano il neurologo disse riservatamente che quello non era il cervello di una donna ma quello di un uomo! ciò sta a significare che tutto è diverso tra uomo e donna e non solo i genitali! togli il pisello e resta il cervello!
    questa teoria dell’orientamento sessuale è una mostruosità intellettuale, culturale e politica.

  4. Questa è una delle tante aberrazioni delle quali saremo purtroppo spettatori da qui al prossimo futuro, nelle quali il “MALE” sarà protagonista nelle menti e nelle coscienze dei deboli, degli sprovveduti, degli amorali e dei senza Dio, i quali drammaticamente pensano che l’uomo è una entità mutante autoregolamentato dalla legge dell’ io, dove Dio non solo non esiste, ma il solo nominarlo limita la libertà dell’uomo, lo castra, gli impedisce di “Essere”. Urge a questo punto una Ricatechizzazione a tutti i livelli, a cominciare dai molti che si credono buoni cristiani, che già dagli anni 60 collaborarono volonterosamente con l’anticristo il quale oggi ci mostra i frutti “policromii” che sono davanti ai nostri occhi e ci dice: “Dio ha sbagliato”.

  5. è veramente questo il caso di ritenere colpevoli e quindi condannare i genitori e il medico, che si sono resi responsabili di un atroce intervento demolitivo, di organo di cervello e di futuro, su un povero bimbo innocente, che voleva solo giocare.

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