ARABIA, OGNI PARROCCHIA AVRA’ UNA PORTA SANTA Il Vicario Apostolico: "La riconciliazione con noi stessi e con gli altri va vissuta all’interno delle famiglie lontane o divise"

406

“Per l’inizio delle celebrazioni in occasione dell’Anno della Misericordia abbiamo voluto porre l’accento sul tema della riconciliazione” che prima ancora di coinvolgere Dio riguarda “noi stessi e il nostro rapporto con gli altri”. Sono le parole di mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, raccontando lo spirito che anima le celebrazioni in programma per il Giubileo. In una realtà cattolica composta in gran parte da immigranti sono molti i problemi e le difficoltà che “si vivono all’interno del matrimonio, della famiglia”, ed è su questo ambito “comunitario e sociale che la Chiesa ha voluto focalizzare l’attenzione”.

La celebrazione di apertura della Porta Santa della cattedrale di San Giuseppe di Abu Dhabi (Eau) si è tenuta nella sera dell’8 dicembre scorso. All’evento, racconta mons. Hinder, erano presenti “fra le due e le tremila persone e la concomitanza con la Festa dell’Immacolata ha contribuito alla mobilitazione in massa dei fedeli. In tutte le parrocchie si sono celebrate messe per dar modo a tutti, anche a quanti non potevano venire alla cattedrale di san Giuseppe, di partecipare”. Per questo il prelato ha chiesto a tutte le parrocchie di dichiarare “Porta Santa” uno degli ingressi di ciascuna chiesa, perché il maggior numero di fedeli possano partecipare e condividere l’avvenimento. E, in un secondo momento, di celebrare una solenne funzione eucaristica.

Il sacramento della riconciliazione, racconta mons. Hinder, riveste una particolare importanza in una comunità composta da immigrati inseriti in un contesto musulmano: “Vi sono problemi all’interno dei matrimoni, difficoltà nel vivere la solitudine e la lontananza da casa e ancora conflitto con gli altri e con i parenti. Sono fattori che possono creare profondi disagi, oltre che essere fonte di peccato. Per questo è essenziale porre l’accento sulla riconciliazione”.

“Ai preti – precisa il vescovo – ho detto di non ridurre il tutto all’elemento religioso e sacramentale, ma di attuare iniziative concrete: in questo ambito rientrano le visite ove possibile o la preghiera comunitaria per quanti si trovano in carcere, o nei campi di lavoro, e di quanti rischiano di perdere l’impiego e venire per questo espulsi dal Paese”. Per questo sono nati “gruppi di preghiera” e movimenti che rispondono in prima persona a questo appello nel campo della pastorale sociale e danno sostegno “materiale e spirituale” a chi è in difficoltà.

Al momento la comunità musulmana non ha partecipato alle celebrazioni giubilari, ma il tema della convivenza e del dialogo fra fedi resta centrale soprattuto in quest’area così delicata del pianeta. “Non dobbiamo farci prendere da un sentimento di rivincita, di odio, di rivalsa” afferma mons. Hinder, anche se negli Emirati non vi sono grandi problemi di fondamentalismo, persecuzioni, violenze e la pratica del culto è tutto sommato libera. “Basta girare lo sguardo verso lo Yemen – conclude – per vedere chiese rubate e in parte distrutte, gente che soffre, non solo i cristiani. Ecco perché è importante imparare a essere misericordiosi, a perdonare”.

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS