QUEL “GRAN RIFIUTO” DI CELESTINO V CHE FECE INFURIARE DANTE

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“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto” (inferno, canto III, vv. 58-60). Con queste parole Dante, nella Divina Commedia, fa riferimento a Papa Celestino V, eletto al soglio di Pietro tra il maggio è l’agosto del 1294. Al secolo Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri), detto Pietro da Morrone fu il 192º pontefice della Chiesa cattolica. Eletto il 5 luglio, fu incoronato ad L’Aquila il 29 agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove tutt’ora è sepolto. Fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio, ed il sesto (dopo Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX e Gregorio VI) ad abdicare il trono papale.

Papa Niccolò IV morì il 4 aprile del 1292; nello stesso mese si riunì il conclave, allora composto da soli dodici porporati. Nonostante le numerose riunioni, i cardinali non riuscivano a far convergere i voti necessari su nessun candidato. Sopraggiunse la peste: i principi della Chiesa sciolsero il Conclave. A causa dell’epidemia mor il cardinale francese Cholet. Dopo oltre un anno il collegio si riun di nuovo, sta volta a Perugia. Ma non riuscirono a trovare un Pontefice. Nel frattempo, Pietro del Morrone aveva predetto “gravi castighi” alla Chiesa se questa non avesse provveduto a scegliere subito il proprio pastore. La profezia fu inviata al cardianl Decano, il quale la presentò all’attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice; dopo ben 27 mesi, emerse dal Conclave, all’unanimità, il nome di Pietro Angelerio del Morrone; era il 5 luglio 1294.

La notizia dell’elezione gli fu recata da tre ecclesiastici. Alla notizia dell’elezione, gli occhi gli si velarono di pianto. Tra la sorpresa e lo sconcerto per l’annuncio che gli recarono, fra Pietro si volse verso il crocifisso appeso a una parete della sua cella e pregò a lungo. Poi, con grande apprensione e sofferenza, dichiarò di accettare l’elezione. Appena diffusa la notizia dell’elezione, Carlo II d’Angiò si mosse immediatamente da Napoli e fu il primo a raggiungere il religioso. In sella a un asino tenuto per le briglie dallo stesso re e scortato dal corteo reale, Pietro si recò nella città di L’Aquila, dove aveva convocato tutto il Sacro Collegio per essere incoronato Papa con il nome di Celestino V.

Uno dei primi atti ufficiali fu l’emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, un documento che elargisce l’indulgenza plenaria a tutti coloro che, confessati e pentiti dei propri peccati, si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300. Il nuovo Pontefice si affidò nelle mani di Carlo d’Angiò, nominandolo “maresciallo” del futuro Conclave. Su consiglio di questo, trasferire la sede della Curia da L’Aquila a Napoli, fissando la sua residenza in Castel Nuovo. Di fatto il Papa era così protetto da Carlo, ma anche suo ostaggio, in quanto molte delle decisioni pontificie erano direttamente influenzate dal re.

Probabilmente, nel corso delle sue frequenti meditazioni, dovette pervenire, poco a poco, alla decisione di abbandonare il suo incarico. Dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) fece precipitare l’amministrazione in uno stato di gran confusione. Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, il 13 dicembre del 1294, Celestino V, nel corso di un concistoro diede lettura della rinuncia al ministero petrino. Dopo undici giorni si riun il conclave in Castel Nuovo, dove venne eletto il cardinal Benedetto Caetani col nome di Bonifacio VIII. Morì il 19 maggio del 1296.

A distanza di secoli, dopo il terremoto che distrusse la citta de L’Aquila, Benedetto XVI, durante la sua visita pastorale nel capoluogo abruzzese, volle recarsi alla basilica di Collemaggio per venerare le reliquie del suo predecessore. In quell’occasione, il Pontefice adagiò sulla teca che conserva il corpo del santo, il pallio, insegna liturgica papale. Come è noto, anche Benedetto XVI, l’11 febbraio 2013, ha abdicato.

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