I rischi del tecnopaganesimo

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tecnopaganesimo

Nella “rete” troviamo di tutto. E’ ormai diventato un passaggio obbligato per chiedere risposte a qualunque tipo di domanda, un infinito archivio, un database sterminato e interattivo pronto ad ogni nostra sollecitazione. Il limite da vero e verosimile è spesso molto labile, ma comunque chi si avvicina non torna mai a mani vuote. Se da una parte tutto ciò colma l’ignoranza su determinate materie di gran parte della popolazione, dall’altra il rischio che essa stessa diventi l’oracolo al quale rivolgersi per impostare la propria vita è altissimo. Fino a spingersi oltre, e a identificare la macchina al pari di Dio.

Tra le maglie di Internet, forse non esiste una sola attività culturale e sociale degna di rilievo che non si avvalga in qualche modo di questo strumento di comunicazione squisitamente “postmoderno”. Non sorprende dunque che anche la religione sia presente in rete. Ma se tutte si affacciano al web, non tutte lo fanno allo stesso modo.

Secondo Marco Merlini, autore di un libro-inchiesta sulla spiritualità nel cyberspazio, occorre considerare tre diverse tipologie di fruitori spirituali on line: i “teorizzatori del web come vetrina della fede” (chi si serve di Internet per scopi semplicemente informativi, o come pulpito telematico); i “seguaci delle connessioni connettive” (coloro che si servono di Internet per organizzare i fedeli e metterli in comunicazione tra di loro, in una sorta di cybercomunità); gli “adepti delle cyber-religioni” (per i quali Internet è parte integrante di una ricerca spirituale e incubatrice di nuove forme di religiosità”.

Ma è possibile sacralizzare la rete? L’affermazione potrebbe far sorridere, ma sarebbe superficiale farlo. Per i seguaci del tecnobuddhismo, infatti, il web sarebbe “la manifestazione fisica del terzo occhio della divinità nascosta in ciascuno di noi”. Esistono poi i “culti ecologici tecnospirituali” secondo i quali sta prendendo corpo una Gaia Elettrica. Il cyberspazio, in quanto manifestazione collettiva delle menti umane, funzionerebbe come un sistema nervoso per il Pianeta che diventa cosciente di sé attraverso gli individui messi in rete.

L’appellativo di “religione della rete” sembra però attanagliarsi in modo particolare al “tecnopaganesimo”, la strada – se così vogliamo chiamarla – di chi si immerge nel cyberspazio come autentica e insostituibile esperienza del sacro.

Tecnopaganesimo è un termine generico che caratterizza diverse credenze e pratiche neopagane (comprese la Wicca e il Druidismo) in riferimento al posto occupato dalla tecnologia nelle pratiche religiose. Utilizza dispositivi moderni nei rituali magici. Ad esempio viene usato il forno al posto del focolare, oppure si realizza un “Disco delle Ombre” anziché un “Libro delle Ombre” e si usa un puntatore laser come bacchetta magica. In altre pratiche, la tecnologia è l’oggetto dell’opera magica, come per esempio l’uso di pietre e altri amuleti per ottenere una miglior prestazione da oggetti ordinari o per questione legate all’overclocking.

Rappresenta, poi, l’insieme di movimenti tribali moderni o primitivi urbani come lo sciamanesimo urbano e la cultura rave. Spesso queste culture sono associate alla Electronic Dance Music.
Va specificato che il termine “religione” può essere usato a livello descrittivo solo in senso analogico; non si parla infatti di confessione religiosa quanto piuttosto di un atteggiamento mentale. Il che, paradossalmente, lo rende ancor più pericoloso in quanto indefinito, e dunque non percepibile come antitetico alla vita reale e alle religioni tradizionali.

Il cyberspazio sta diventando luogo di rinascita di antiche divinità morte e sepolte, di egizi, sumeri, greci e romani. “Nel corso della storia moderna – ha spiegato sempre Merlini, a Repubblica.it – si sono succeduti diversi tentativi di riesumazione in vita degli antichi dei mediterranei. Un mondo spirituale misterioso e remoto, dunque aperto alla fantasia ma anche a vere e proprie ossessioni. I viaggiatori nordeuropei, ad esempio, non erano semplicemente attratti dallo splendore del passato o dalla ricerca della bellezza formale. Essi coltivavano la passione per il Sud come desiderio di ritorno, e il viaggio per templi e spazi sacri si configurava come un pellegrinaggio nella nostalgia. Adesso si viene in Italia e in Grecia soprattutto per lo splendore delle spiagge e la fama dei monumenti. Non per rivivere i luoghi delle antiche divinità e frugare fra i segni misteriosi del passato. E la fede in Giove, le preghiere ad Atena, le evocazioni a Marte si sono trasferite nel cyberspazio di Internet”.

Ma come funziona questa “religione”? On line si tengono riti individuali e comunitari, di solidarietà e di passaggio. Le liturgie solidaristiche riaffermano e intensificano il senso d’identità del gruppo religioso. Quelle di passaggio marcano simbolicamente e pubblicamente la morte e rinascita a nuova vita degli iniziati. In rete emerge in terzo luogo una gerarchia di specialisti a tempo pieno, sacerdoti che sbandierano conoscenze trascendentali.

Nel tecnopaganesimo l’esperienza dell’energia ha caratteristiche spiccatamente edonistiche; gli elettrobaccanali rave sono del tutto analoghi alle orge in cui si celebrava, nell’antica Grecia, il culto sfrenato di Dioniso.

Il rifiuto della realtà, il ripudio del Creato e l’identificazione in un nuovo mondo virtuale costruito su misura, oltre a provocare danni alla persona alienandola dal contesto sociale, l’avvicina a quel delirio di onnipotenza che spesso ha rovinato l’uomo. Uno schiaffo al concetto stesso di relazione tra esseri viventi. L’invito del serpente antico a diventare “come Dio” sembra dunque aver trovato una nuova, inattesa possibilità di essere accolto via Internet. A patto di ricordarsi di pagare per tempo la bolletta….

Liberamente tratto da “Internet e Religiosità alternativa”

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