Polizia, un contratto “arrestato”

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Rinnovare il contratto di lavoro è un diritto oltre che una necessità, vuol dire trasparenza della politica dei redditi e delle retribuzioni. Le scelte unilaterali dei Governi o dei datori di lavoro su questo tema, rischiano di produrre solo iniquità e discriminazioni. Ciò premesso, il Siap continuerà la propria mobilitazione con il cartello sindacale unitario, sino a che agli operatori del Comparto Sicurezza e Difesa, così come ai lavoratori pubblici, non sarà restituito il diritto al rinnovo dei contratti e a un giusto salario, integrato da adeguata specificità salariale per poliziotti e militari.

Se si analizzano alcuni dati della tanto invocata Ue, emerge con chiarezza il divario delle condizioni socio economiche tra le diverse nazioni che si manifesta attraverso la naturale connessione che deve intercorrere tra stipendio medio pro-capite, tasse, costi del lavoro, servizi, accesso agli studi universitari, sanità e in generale il costo della vita.

Il divario tra i lavoratori italiani e altri come nel caso dei tedeschi, degli spagnoli o degli inglesi è netto. Tutti gli indici utilizzati dal governo dell’Ue per misurare le medie europee del sistema produttivo ed economico o dell’efficienza dei servizi della Pubbliche amministrazioni per la comparazione con quello italiano, non tengono in debito conto anche la media europea del reddito medio pro-capite, che equivale a 1.904 euro al mese al netto della tassazione, a fronte di un costo medio della vita di 39,7 euro al giorno, con un’incidenza del 68% sull’intero reddito pro capite di un lavoratore.

Il Paese in cui il rapporto tra stipendi e denaro speso è più favorevole è la Germania, con una media di 2.580 euro percepiti mensilmente e un costo della vita quotidiana di 37,2 euro al giorno, con un impatto equivalente al 43,2%.

Il secondo gradino della graduatoria dei Paesi più vivibili d’Europa è occupato dalla Gran Bretagna, Paese in cui i cittadini possono contare su uno stipendio medio pari a 2.570 euro, mentre si trovano a sostenere un onere giornaliero di 50,6 euro, con un’incidenza generale del 58,8%. Al terzo posto si trova la Francia, in cui i salari medi arrivano a 2.180 euro al mese (dunque siamo ancora al di sopra dello standard continentale) a fronte di una spesa di 44,7 euro per le necessità quotidiane, con un impatto sulle finanze delle famiglie del 60,6%. A segnare il primo netto divario con i paesi d’Europa più comparabili è proprio l’Italia, che, con un distacco considerevole rispetto alla Spagna, si attesta tra i fanalini di coda del continente.

I dati parlano di uno stipendio pro-capite medio di 1.410 euro e di una spesa di 39,4 euro al giorno, molto vicina rispetto alla cifra spesa in media da uno svedese, i cui guadagni sono decisamente superiori. Secondo una dettagliata analisi del servizio pubblico impiego della Uil il nostro costo della vita è molto alto, secondo la comparazione dei dati è pari all’83,8%, quasi 20 punti percentuale in più rispetto alla media europea.

Se si calcola la perdita sulla retribuzione stipendiale lorda basata esclusivamente sul recupero dell’inflazione programmata per ogni anno nel periodo di vacanza contrattuale e blocco dei rinnovi, che va dal 2010 al 2015, rispetto alla retribuzione media del personale e dei dirigenti del pubblico impiego, sommando l’aumento inflattivo di ogni anno all’anno successivo la perdita accumulata nel 2015 oscilla tra 2.303,23 euro annui dei dipendenti, sino ai 6.230,54 della dirigenza, medie a cui andrebbe sommato il salario accessorio della specificità.

In conclusione, se dalle mediazioni e dal dialogo costruttivo, prima dell’approvazione della legge di stabilità, non emergeranno risposte per adeguati aumenti salariali dopo sei anni di blocco contrattuale, sosterremo la proclamazione dello sciopero che indiranno Cgil, Cisl e Uil, mentre noi operatori del Comparto Sicurezza manifesteremo a livello nazionale per sensibilizzare il Governo a rivedere le proprie scelte in tema di politica dei redditi.

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