FRANCIA, ALLARME VALLS: “CON LE PEN SARA’ GUERRA CIVILE”

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Manuel Valls usa la paura come un grimaldello per indurre i francesi a non riconfermare la fiducia al Front National nel ballottaggio di domenica. Il partito di Marine Le Pen è stato il più votato al primo turno delle regionali e i socialisti, negli ultimi giorni, hanno alzato il livello dello scontro politico. Una vittoria della destra, che proietterebbe la Le Pen verso l’Eliseo nel 2017, secondo il Ps porterebbe con sé conseguenze drammatiche per il Paese. Addirittura, spiega il premier, “una guerra civile”. “Ci sono due visioni del nostro Paese – osserva – c’è la visione dell’estrema destra che, di fondo, promuove la divisione. Questa divisione può portare alla guerra civile. E c’è un’altra visione che è quella della Repubblica dei valori”.

Ma il quadro, a due giorni dal voto, non è ancora chiaro. In poche ore, il vento è cambiato: dal trionfo del Fn al primo turno alla strategia di riconquista della gauche al ballottaggio, che sembra pagare. Rinviata la resa dei conti nella destra dei Republicains, sempre più a rischio lacerazione fra estrema destra e centro. I sondaggi sono univoci nell’attribuire ai tre rappresentanti di Sarkozy altrettante vittorie nelle regioni Nord, Sud ed Est dove erano largamente in testa la presidente del Fn, Marine Le Pen, sua nipote Marion Marechal-Le Pen e lo stratega del nuovo corso del partito lepenista, Florian Philippot. Ma sono vittorie orchestrate dal Ps e dovute ai candidati che in nome della diga anti-FN si sono dovuti ritirare lasciando riversare le proprie preferenze sui Republicains ancora in gara.

Ininfluente, in Alsazia-Lorena-Champagne-Ardenne, la ribellione del socialista Jean-Pierre Masseret, che nonostante si sia presentato contravvenendo gli ordini di scuderia non ha creato problemi: Philippot non ce la farebbe contro il candidato della destra-centro, Philippe Richert. Toccando ormai con mano la sconfitta, Marine Le Pen ha ringhiato contro la gauche e contro colui che ha guidato la crociata contro di lei, il primo ministro Manuel Valls: “rovinerò la vita al governo – ha detto – ogni minuto di ogni giorno, sentiranno parlare di me”. Nel mirino della presidente, che da responsabile della regione non avrebbe competenze tali da mettere in crisi l’esecutivo, ci sarebbe la “jungla” dei migranti di Calais: “chi la risolve quella situazione? – ha tuonato – non lascerò al governo un minuto di tranquillità”.

A sinistra, invece, e soprattutto in casa socialista, si guarda ormai al di là delle tre regioni “offerte” in regalo ai Republicains. I socialisti, in un’insperata rimonta, calcolano di poter vincere in cinque o sei regioni. Nei corridoi del partito di governo si ritiene di aver innescato – con la logica dello sbarramento riuscito contro il Fn- una dinamica virtuosa. Tale da poter far eleggere presidenti socialisti in diverse sfide a tre. I sondaggi dicono che è possibile, per il partito al governo si tratterebbe di una doppia vittoria. Qualche timore nell’Ile-de-France per uno scivolone verbale di Claude Bartolone, presidente dell’Assemblea nazionale che – parlando in un’intervista come fosse al più infuocato dei comizi – ha insultato la competitor di destra, Valerie Pecresse, parladone come di una paladina di “Versailles, Neuilly (zone residenziali di lusso, ndr) e della razza bianca”. Quest’ultimo riferimento è costato a Bartolone una denuncia penale dell’avversaria per “ingiurie aggravate”. E la condanna unanime per aver pronunciato parole che le leggi che escono dalla sua aula parlamentare hanno bandito anche dai libri di scuola.

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