Uno Stato di necessità

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Il suicidio di un 68enne che non ha retto alla sparizione dall’oggi al domani di 100mila euro in obbligazioni, i risparmi di una vita, evidenzia il corto circuito terribile di cui la nostra società è ormai preda. Lo Stato non è un amico, non è la garanzia ai propri diritti, non rappresenta chi ti protegge ma è “altro”. Uno scollamento d’identità che passa per le decisioni prese dalla politica (che non a caso ormai ha totalmente perso la fiducia della gente, e questo è un male) fino ad arrivare alle assurdità della macchina burocratico-fiscale, che sembrano progettate da una mente perversa il cui scopo è vessare il cittadino. Non saranno queste poche righe a cambiare la situazione generale, ma una riflessione collettiva può aiutare a mettere in fila i tanti guasti di questo sistema, e così creare le basi per cambiare.

Non è accettabile uno Stato che per salvare le banche azzera il valore dei risparmi di un onesto padre di famiglia, accumulati con sudore e sacrificio negli anni.

Non è ammissibile che nel momento in cui si ha un debito nei confronti dello Stato, il valore del debito si raddoppi o si triplichi nel tempo; se si deve 100, quello deve restare, fatti salvi gli interessi legali; tutto ciò che va oltre è strozzinaggio; che si tratti di multe come di cartelle esattoriali.

Non è possibile che quando si tratta di prendere ci siano scadenze improrogabili e poi quando invece si tratta di pagare i fornitori si possa aspettare anche anni, con il risultato di far fallire le aziende.

E non è giusto che, proprio parlando di aziende, si facciano pagare tasse in anticipo su presunti guadagni che magari non arriveranno mai. Giustizia vorrebbe che si pagasse rispetto a ciò che si è guadagnato realmente, e non a ciò che forse arriverà un domani.

Uno Stato equo non si comporta così. Se lo fa è perché quei soldi gli servono per coprire i costi di gestione dell’apparato. Ma così facendo instilla veleno nel tessuto sociale, non solo impoverendolo, ma anche cambiando la cultura dei singoli. Se persino lo Stato è colui che non ha scrupoli ad aumentare a dismisura la pressione, non solo fiscale, sull’individuo, perché gli stessi individui non dovrebbero seguire l’esempio e comportarsi così gli uni con gli altri? Peccato che questo sia un metodo suicida. Fare terra bruciata intorno a noi, cercando di preservare ciò che possediamo, è un’illusione. Alla fine ci ritroveremo soli, e con il terreno inaridito. Vale per i singoli, vale per lo Stato.

 

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2 COMMENTS

  1. Mi viene in mente una cosa che si potrebbe aggiungere: non è nemmeno giusto che qualche regalino agli evasori ci scappi sempre, chiunque sia al Governo.

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