MARONI: STOP AL BURQA NELLE STRUTTURE PUBBLICHE LOMBARDE

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In un momento di profonda conflittualità tra islam e occidente come quello attuale la Regione Lombardia, guidata dalla giunta Maroni, adotta una misura destinata a far discutere. Stop a burqa e niqab, i due tradizionali copricapi indossati dalle donne musulmane, nelle strutture pubbliche. “Abbiamo approvato la delibera che vieterà di entrare con il volto coperto negli ospedali e negli uffici regionali della Lombardia” ha annunciato l’assessore regionale alla Sicurezza, Simona Bordonali. Un provvedimento che, si legge in una nota, prevede l’adozione di misure idonee al rafforzamento del sistema di controllo, di identificazione e della sicurezza. Le norme vietano l’utilizzo di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona nelle sedi istituzionali della Giunta e degli enti e società del sistema regionale (Sireg).

“Chi vuole entrare negli ospedali lombardi e nelle sedi della Regione dovrà essere riconoscibile e presentarsi a volto scoperto – ha chiarito Bordonali -. Sono quindi vietati burqa, niqab, così come passamontagna e caschi integrali”. La delibera, che sarà attuata tramite atti dirigenziali da adottarsi entro il 31 dicembre, è stata approvata dopo i “gravi episodi di terrorismo delle ultime settimane” che hanno reso necessario un rafforzamento delle “misure di sicurezza”. Esulta Fabio Rolfi, vice capogruppo della Lega in regione, per il quale “si fa finalmente chiarezza in merito a una questione di grande attualità e importanza. Deve essere chiaro che la leggi esistenti vanno fatte rispettare, senza deroghe per nessuno. La sicurezza dei cittadini lombardi, in particolare di coloro che sono costretti a recarsi negli ospedali, non può essere compromessa dall’atteggiamento remissivo dei soliti noti verso dettami di carattere religioso che nulla hanno a che vedere con il nostro modo di vivere, le nostre regole e i valori laici di uguaglianza fra uomo e donna faticosamente conquistati dalla nostra società. D’ora in avanti chi vorrà entrare in un edificio di competenza regionale sarà costretto a identificarsi, a prescindere dal fatto che sia musulmano o meno”. Un plauso al provvedimento è arrivato dal segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi: “Si tratta semplicemente di far rispettare quanto già previsto dalla normativa nazionale, dal testo unico di pubblica sicurezza, che vieta di andare in giro mascherati e dunque non riconoscibili”.

Nelle file dell’opposizione, il consigliere lombardo del Movimento 5 Stelle, Eugenio Casalino, ha attaccato: “Come al solito tanto rumore, o meglio tanta propaganda per nulla da parte della Lega Nord. Tanta preoccupazione per qualche donna a capo coperto in giro per la regione da’ il senso della percezione dei problemi che vivono i cittadini da parte di questa classe politica al governo della Regione Lombardia”. Perplesso il prefetto di Milano, Alessandro Maragoni, secondo cui “la religione non deve essere confusa con la sicurezza” cui si è accodato il consigliere Pd Enrico Brambilla. “Siamo tutti d’accordo che le persone che accedono a luoghi pubblici debbano essere riconoscibili – ha sottolineato -. Siamo altrettanto certi che puntare il dito contro una manciata di donne che in Lombardia portano burqa o niqab sia un modo di sostenere quel clima di paura che è l’obiettivo degli integralisti. La Lega, molto prima di Donald Trump, ha iniziato una campagna contro tutti i musulmani, accomunandoli ai terroristi. È un errore gravissimo, abbiamo solo da perderci”. Al coro dei contrari si è unito anche l’avvocato Alberto Guariso, presidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che, annunciando all’Ansa l’intenzione di presentare ricorso, ha detto: “Un atto amministrativo non può incidere su una libertà costituzionale come la libertà di professare e manifestare la propria religione e se si vogliono introdurre limiti per esigenze di sicurezza pubblica bisogna farlo con una legge”.

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