ECCO IL CHIP BIOLOGICO, PRESTO COMPUTER SARANNO “UMANI” Il dispositivo è alimentato dall'energia delle cellule grazie alla riproduzione di una membrana anatomica

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chip biologico

Il primo chip biologico è diventato realtà rendendo più vicina la possibilità, nel prossimo futuro, di poter costruire dei computer “viventi”. Il chip è alimentato dall’energia delle cellule: entrando nel dettaglio, una “macchina molecolare” con cui una cellula vivente si rifornisce di energia è stata collegata ad un circuito integrato aprendo così le porte all’elettronica biologica.

Descritto sulla rivista Nature Communications, il primo chip biologico è stato realizzato alla Columbia University di New York. È stato ottenuto collegando a un normale circuito integrato una membrana artificiale nella quale si trova una pompa che rilascia nel dispositivo la stessa molecola che dà energia alle cellule, chiamta Atp (adenosina trifosfato). La membrana è una copia, in dimensioni più grandi, della membrana che permette di trasportare energia all’interno delle cellule. I ricercatori, coordinati da Ken Shepard, considerano incoraggianti i risultati finora ottenuti con il prototipo.

Adesso la scommessa è miniaturizzare il dispositivo. Le possibili applicazioni sono interessanti: è possibile “realizzare sistemi completamente nuovi” e con “nuove funzioni”, ha rilevato Shepard. Ad esempio, “oggi si utilizzano cani in grado di annusare gli esplosivi, ma in futuro – secondo i ricercatori – si potrebbero utilizzare solo le molecole che rendono l’olfatto dei cani così sensibile”.

L’anno scorso il Mit (Massachusetts institute of technology) aveva costruito un chip fatto di circuiti di geni, proteine e Dna. Descritto sulla rivista Nature Biotechnology, “Il circuito è stato costruito nelle cellule di lievito di birra e usa proteine per trasmettere segnali”, avevano spiegato i ricercatori. Lo studio ha rappresentato un passo importante verso la creazione di cellule programmabili in grado di distruggere particolari molecole nell’ambiente, oppure funzionare da minuscole armi iniettabili per uccidere le cellule tumorali. Un ulteriore traguardo verso tecnologie bio-intelligenti.

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