MATTARELLA: “L’ITALIA E’ IN PRIMA LINEA CONTRO IL TERRORISMO” Il Capo dello Stato al Messaggero: "L'azione contro l'Isis va condotta su più piani". Caso Consulta: "Così si altera l'equilibrio costituzionale"

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L’Italia è in prima linea nella lotta all’Isis e al terrorismo. Lo ha assicurato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervistato dal Messaggero. “L’azione per sconfiggere Daesh, il cosiddetto Isis – ha spiegato – va condotta su più piani. E’ importante quello culturale. Non dimentichiamo che il reclutamento, nelle città d’Europa, avviene mediante la predicazione, diretta e soprattutto via web: dobbiamo contrapporre a questa predicazione argomenti e indicazioni che facciano comprendere a giovani che ne sono destinatari quanto sia preferibile vivere nella tolleranza, nel rispetto degli altri, nella convivenza in pace”.

Poi, ha aggiunto, “naturalmente è necessaria un’azione di polizia che garantisca, in maniera efficace, prevenzione e repressione: di fronte alla gravità del pericolo occorre disporre di strumenti adeguati, e sia in Italia che nell’Unione Europea ne sono stati apprestati”. Quel che andrebbe assicurato in misura molto maggiore, secondo Mattarella, “è una piena collaborazione dei servizi di intelligence dei vari Paesi: la tentazione di tenere le informazioni per sé è tradizionalmente molto forte ma il vantaggio che ciascun Paese otterrebbe dal conoscere le informazioni di tutti gli altri sul terrorismo sarebbe di gran lunga più conveniente ed efficace”. Infine, ma non per ultima, ha concluso, “è certamente necessaria una risposta militare per annullare le basi di leadership e organizzative del terrorismo. L’Italia lo sta facendo da tempo, in tanti teatri di operazione”.

Da ex giudice della Corte Costituzionale Mattarella è intervenuto sull’impasse parlamentare nella nomina di tre membri della Consulta.”In passato si è verificato qualche caso di lungo ritardo nell’elezione di giudici della Corte ma si trattava di sostituire un solo giudice – ha ricordato -. Questa volta ne vanno eletti tre e il problema è molto più serio; e più grave. La mancanza di tre giudici incide molto sulla funzionalità della Corte Costituzionale e questo vuoto non può continuare”.

Inoltre, ha continuato, “la Costituzione prevede una composizione articolata ed equilibrata della Corte: cinque scelti dal Parlamento, cinque dal Presidente della Repubblica, cinque dalle magistrature. La mancanza di oltre la metà dei giudici di una componente altera l’equilibrio voluto dai Costituenti e questa condizione aggiunge un ulteriore aspetto di gravità allo stallo che si registra. Non si tratta di impoverimento del Parlamento ma ogni passaggio a vuoto incide negativamente sulla sua autorevolezza e sulla valutazione della sua capacità di funzionamento”.

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