IL PENTAGONO: “SIAMO IN GUERRA”

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ashton carter

L’Isis usa le armi e l’Occidente non può fare altrimenti. La minaccia rappresentata dal jihadismo è troppo grande per usare giri di parole: siamo in guerra. A dirlo è stato Ashton Carter, segretario Usa della Difesa, chiedendo a “tutti di fare di più”. E’ il secondo, dopo il presidente francese Francois Hollande, parlare esplicitamente dell’esistenza di un conflitto in atto. Il nemico, però, è diverso rispetto al passato. Dall’altra parte non c’è un Paese nemico ma un mondo, quello del fondamentalismo, che si sta rapidamente raccogliendo sotto i vessilli del Califfo al Baghdadi. Un’ideologia che fa breccia nel cuore dei musulmani; non solo del Medio Oriente ma anche di quelli che vivono nelle nostre città, nei nostri quartieri. Una generazione di esclusi ed emarginati che si fa sedurre dalla chiamata alle armi.

Nelle sue parole, Carter ammette una sconfitta implicita: l’Isis non è nato il 13 novembre a Parigi. Esiste da più di un anno ma le strategie messe in atto dai governi occidentali (cui si è affiancata nelle ultime settimane la Russia) “non sono riuscite a contenerlo”. Complice l’instabilità politica figlia delle primavere arabe o della cattiva gestione da parte dell’Occidente Daesh ha preso il controllo di ampie regioni in Siria, Iraq e Libia. Il contrabbando di petrolio e opere d’arte e altre attività illegali gli consentono di rimpinguare il suo patrimonio, quasi interamente investito nelle attività terroristiche.

Per sconfiggerlo, ha spiegato Carter, occorre alzare il livello dello scontro: i raid, da soli, non bastano più. Il numero uno del Pentagono, per il momento, ha escluso l’impiego di truppe di terra perché questo “americanizzerebbe il conflitto”. Gli Usa, semmai, sono pronti a sostenere militarmente i governi direttamente interessati dal fenomeno. “Ho contattato personalmente 40 Paesi per chiedere un maggiore contributo nella lotta contro lo Stato Islamico. Siamo pronti a inviare elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramadi”. La Russia, che in questo momento gioca da battitore libero in Siria, può rivelarsi un alleato prezioso. A patto che si metta “dalla parte giusta”, che non è, secondo l’amministrazione Obama, quella di Bashar al Assad. “Deve concentrare i suoi attacchi sull’Isis – ha sottolineato Carter – non sull’opposizione siriana al raiss”.

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