VENEZUELA, MADURO ANNUNCIA IL RIMPASTO DI GOVERNO A soli due giorni dalla sconfitta del suo partito alle elezioni, il Capo di Stato prova a reagire chiedendo le dimissioni dei suoi ministri

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro prova a reagire con un rimpasto di Governo due giorni dopo la completa débâcle subita dal suo partito – il Partido Socialista Unido de Venezuela (Psuv) – alle elezioni legislative del Paese. I risultati ufficiali hanno infatti confermato che l’opposizione antichavista ha ottenuto dalle urne i due terzi dei seggi in Parlamento. Per far fronte alla sconfitta, Maduro ha chiesto, durante il suo settimanale intervento televisivo, a tutti i suoi ministri di lasciare l’incarico per poter procedere “a una profonda ristrutturazione del governo nazionale”.

Alla Coalizione unitaria di opposizione (Mud) sono infatti andati 112 seggi su un totale di 167 a fronte dei soli 55 ottenuti dal Psuv. Il leader dell’opposizione, Jesus Torrealba, ha fatto sapere che i 112 neo eletti avranno un incontro giovedì per definire il loro ruolo in seno alla nuova Assemblea Nazionale che si insedierà il prossimo 5 gennaio. Con la maggioranza dei due terzi, l’opposizione potrebbe approvare leggi autonomamente, scavalcare veti dell’esecutivo, rimuovere magistrati del Tribunale Superiore di Giustizia e perfino convocare un referendum per porre fine al mandato presidenziale di Maduro, nominato erede del potere bolivariano dallo stesso Chavez nel suo ultimo discorso pubblico prima della morte.

Inoltre, il presidente dovrà quasi certamente affrontare una forte rivolta interna nello stesso Psuv, a causa della caduta di consenso registrata tra gli elettori venezuelani degli ultimi anni. Maduro era infatti riuscito ad imporsi su Capriles nelle presidenziali dell’aprile del 2013 con un vantaggio di appena 1,5% dei voti, e ora ha condotto il suo partito verso la più grave sconfitta della sua storia, senza contare che il Venezuela sta proprio nel mezzo di una profonda crisi sociale ed economica, con il tasso di inflazione più alto del mondo e un crollo totale del Pil. Come se non bastasse, il colpo di grazia al “presidente operaio” potrebbe arrivare da un tribunale di New York, dove due cugini di sua moglie si presenteranno il prossimo 12 dicembre accusati di aver esportato verso gli Usa una tonnellata di cocaina.

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