ABBRACCIATI DAL GIUBILEO
Intervista al Cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas

663
  • English
  • Español

Il primo viaggio apostolico del pontificato di Francesco, nel luglio 2013, è stato a Lampedusa, nell’Arcidiocesi di Agrigento, piccola isola in Sicilia, luogo di sbarchi e di approdo per tanti fratelli sofferenti che lasciano la propria terra, gli affetti, nella speranza di trovare una nuova possibilità di vita, e molti la perdono in mare. L’arcivescovo Francesco Montenegro – allora monsignore, oggi cardinale –, nell’occasione, la definì “periferia del mondo, da sempre crocevia di popoli e porta dell’Europa sul Mediterraneo”. E Jorge Mario Bergoglio è il Papa delle periferie, geografiche ed esistenziali.

Anche il Giubileo straordinario della Misericordia si è aperto in anticipo, in modo inusuale, domenica 29 novembre, a Bangui, nella Repubblica Centro Africana, che il pontefice ha nominato “capitale spirituale del mondo”. Qui, nelle periferie della vita e della dignità umana, la “misericordia” ritrova il suo significato originario: miser/i + cor/cordis, “avere il cuore vicino ai miseri, ai sofferenti”. E Dio è il più vicino al cuore di chi soffre. Ad Agrigento, per l’inizio dell’Anno Santo, con l’apertura della “Porta della Misericordia” nella concattedrale di Santa Croce a Villa Seta sarà esposto il Crocifisso, opera dell’artista Alexis Leyva Machado, realizzato con i remi di barconi di migranti, che Papa Francesco aveva ricevuto da Raùl Castro e che ha recentemente donato a Lampedusa, periferia del Sud Europa, terra promessa per tanti disperati, frontiera dell’amore misericordioso degli uomini. In Terris ha intervistato il Cardinale Francesco Montenegro. Arcivescovo di Agrigento e Presidente della Caritas.

Eminenza, qual è il significato di questo Giubileo straordinario?
“È la proposta più importante e necessaria che il Papa fa alla Chiesa. In un mondo in cui la violenza prende il sopravvento, aumentano le povertà, le persone ferite nel cuore, nell’anima, nell’esistenza, ci sono interi popoli devastati dalla guerra che lasciano la loro terra in cerca di una possibilità. L’Anno Santo è un’occasione per tutti i credenti per ripensare la propria esistenza e cambiare atteggiamento di vita, diverso, più fraterno, soprattutto verso chi ha bisogno che hanno bisogno”.

Chi sono oggi le persone che chiedono misericordia?
“I miseri, le persone che soffrono, sono i vecchi poveri, che continuano e aumentano, e le nuove povertà, che sono diventate consistente. C’è molta gente, e il numero cresce ogni giorno, che è in gravi difficoltà economiche, materiali e spirituali, che è senza istruzione, che ha fame e sete, che subisce ingiustizie. C’è rancore e violenza, c’è odio e tanto bisogno d’amore e di tenerezza, dell’abbraccio della comunità, per sentirsi davvero in una sola famiglia umana”.

In concreto, nel quotidiano, come essere misericordiosi?
“I campi sono tanti per mettere in comune quello che si ha. Non il superfluo, ma il necessario e vitale. Non dare da mangiare e da bere ai poveri, in elemosina, ma mangiare e bere con i poveri. Ci sono persone nude, che chiedono di essere vestite. Fratelli che fuggono dalla guerra e chiedono asilo. Essere misericordiosi significa, innanzitutto, esserci, con il cuore che batte per gli ultimi e insieme al loro. È mettersi sulla strada di Cristo, con coraggio e con amore, vivendo con coerenza la fede in Gesù e nel Vangelo”.

Francesco passerà alla storia come il Papa della misericordia e delle periferie. Nei vostri incontri, c’è qualcosa che Le ha detto che l’ha colpita particolarmente?
“Tutto il dire del Papa e tutto l’agire sono aperti alla misericordia, nella speciale attenzione ai poveri e ai sofferenti di ogni genere. Ci ricorda continuamente che gli ultimi sono primi nel cuore di Dio. E ci invita ad esserci dove c’è bisogno con la carezza di Dio. Il Santo Padre è partito per l’Africa, nonostante ci fossero molti pericoli. La misericordia è l’essenza del Cristianesimo, del vivere autenticamente il Vangelo, come fratelli in Cristo. Siamo testimoni di vita vera. Dobbiamo abbattere i muri e andare incontro all’altro. Il nemico è la paura”.

In questi giorni, ci sono state numerose polemiche, sui media, scatenate dalla scelta di alcuni dirigenti scolastici di vietare canti natalizi cristiani, l’esposizione di crocifissi o il presepe, in nome del dialogo interreligioso. Il Vescovo di Padova si è detto disposto a “fare un passo indietro, per favorire la fraternità”. In Brianza, un sacerdote ha annullato la Santa Messa di Natale, dicendo che l’Eucaristia sarebbe “un atto di culto troppo forte”. Qual è la sua opinione?
“L’Eucaristia è un messaggio molto forte, e dovrebbe esserlo, anche per i cristiani. Un messaggio forte di pace e di amore, di fraternità. Se vivessimo seriamente il Vangelo, la nostra vita sarebbe trasformata dall’amore e cambieremmo molti atteggiamenti. L’incontro tra religioni è una necessità, ma conoscersi l’un l’altro è un passo avanti per costruire un incontro di pace. Si ha una idea distorta dei musulmani. Si confonde l’islam con il fanatismo. Con molti di loro si può parlare di argomenti di fede, si può pregare insieme, si può camminare con lo stesso passo, da buoni compagni di viaggio”.

La Chiesa è stata sconvolta, di recente, dagli eventi di quello che è stato definito Vatileaks2. C’è la sensazione che qualcuno, ancora nel segreto, abbia voluto fermare e delegittimare l’azione di riforma di Papa Bergoglio, per una istituzione ecclesiastica e del Vaticano coerente con il Vangelo. Qual è il suo pensiero?
“La Chiesa è fatta di uomini. C’è chi è più debole, chi vuole approfittare del proprio ministero e chi vuole ostacolare la riforma evangelizzatrice del Papa. Non bisogna meravigliarsi, ma mettere ordine, con pazienza e con determinazione, come sta facendo il Santo Padre. Se anche Benedetto XVI ha parlato di ‘sporcizia’ e del bisogno di fare pulizia, questa realtà esiste. La Chiesa non è fatta di perfetti. C’è chi accelera sul pedale del male, bisogna allora frenare. Con la guida del Vangelo”.

 

 

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY