IL VATICANO II, UNA GUIDA PER LA CHIESA DI ROMA A 50 anni dalla chiusura del Concilio, vescovi e sacerdoti attuano i cambiamenti voluti da Paolo VI e GIovanni XXIII

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L’11 ottobre del 1962, Roma e la basilica di San Pietro in Vaticano, sono il palco sul quale va in scena il Concilio Vaticano II, unassemblea di tutti i vescovi del mondo. Si discute dei rapporti tra la Chiesa e la società moderna in quattro sessioni, fino al 1965. Con questa riunione cambiano i tratti fondamentali della liturgia, della dottrina, ma anche una grande apertura alla laicità. La valutazione dell’eredità del Concilio, le critiche alle sue conclusioni e i suoi effetti hanno costituito il grande tema sul quale la Chiesa cattolica si è divisa negli ultimi cinquant’anni. La grande assemblea si conclude l’8 dicembre del 1965, solennità dell’Immacolata Concezione.

Quello del Vaticano II si tenne nella basilica di San Pietro trasformata per l’occasione in una specie di parlamento, con grandi gradinate di legno poggiate lungo le pareti della navata centrale. A inaugurarlo è Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, passato alla storia come “il Papa buono”. L’idea di iniziare il Concilio aveva colto di sorpresa i cardinali della Curia. I primi atti del pontificato di Roncalli erano stati del tutto in linea con la tradizione dei Papi precedenti

Nelle riunioni quotidiane, i vescovi operano quasi come un parlamento, con commissioni che lavoravano su argomenti specifici per preparare dei testi che poi avrebbero dovuto essere sottoposti al voto dell’assemblea generale. I cambiamenti pi immediati e visibili furono quelli che riguardano la liturgia. Con la costituzione “Sacrosanctum Concilium”, si stabilisce che la lingua delle celebrazioni non è più il latino, ma la lingua nazionale, ecc. Simbolica anche la riforma della Curia, con cui si decise di cambiare il nome del Sant’Uffizio in Congregazione per la Dottrina della Fede.

Molte delle aperture del Concilio Vaticano II si vedono ancora oggi. I preti vestiti “in borghese”, la partecipazione alla vita politica da fronti più progressisti e di sinistra, l’ecumenismo e l’avvicinamento alle altre religioni, sono elementi figli di quell’assemblea. Tuttavia, i vescovi non sono concordi, all’unanimità, ad alcuni cambiamenti: i lefevriani. Questi, prendono il nome da Marcel Lefebvre, un arcivescovo francese che si rifiutò di insegnare nel suo seminario le novità introdotte dal Concilio. Lefebvre grazie alle sue tesi intransigenti raccolse moltissimi fedeli e nel 1988 arrivò alla rottura con la Chiesa.

Un’altra conseguenza attribuita anche al Concilio fu la “crisi delle vocazioni”. Dagli anni ’70 ad oggi sempre meno persone si sono fatte avanti per diventare preti e suore e monaci. Secondo alcuni studiosi, ciò è dovuto al fatto che prima del Vaticano II, la Chiesa insegnava al clero l’idea che essi avevano uno stato di “santità” superiore alle persone comuni. Diventare sacerdoti divenne meno attraente, anche perchè il clero perse molti dei suoi privilegi.

Il Concilio non riscrisse i dogmi fondamentali della Chiesa, creando una netta separazione con il passato, ma fornì alla Chiesa una serie nuova di indirizzi che potevano essere applicati in vari modi secondo le circostanze dettate dai tempi e dai luoghi. In questo senso, non rappresenta una rottura, o un cambiamento rispetto al passato, ma ha piuttosto fornito gli strumenti per il cambiamento: la Chiesa non ha modificato la sua definizione, ma ha solo aggiornato ai tempi moderni il metodo con cui diffonde il suo messaggio.

 

 

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