L’Agnello mistico

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agnello mistico

L’esperienza vera del Dio presente ci pone in uno spazio aperto, luminoso ed abitato dove – muovendoci – ci realizziamo, ma anche creiamo coni d’ombra o entriamo in oscurità più o meno pronunciate. Vivere alla presenza di Dio chiede di registrare questa negatività, che collude con la nostra resistenza alla logica del bene diffusivo (ci stanchiamo presto a dare e a darci), e di identificarla con un nome preciso. Senza banalizzarla – non è solo questione di malumore o di energie negative – e senza esasperarla – non si risolve da sé, concentrandoci noi sull’eco del disturbo prodotto.

Si tratta di un atto, ma proviene da una inconsistenza. Avremmo potuto non sprofondare nell’insidia che ci ha allettato. Perché il nostro desiderio e il nostro agire sono ”impazziti”, distruggendo attorno a noi e in noi, anziché edificare? C’era quella certa situazione, si sono creati intrecci di rivalità e giochi di potere. Il mio cuore e la mia psiche hanno cavalcato ciò che sembrava il tutto del vivere godendo e mi ritrovo ora come non vorrei. Il volto buono di Dio che ho riconosciuto un giorno, che magari ho ricercato e rimirato a lungo – non era muto per me, mi trasmetteva il senso del vivere la mia libertà – , sarà ancora per me?

La tradizione cristiana non ha dubbi: Dio si è rivelato come Agnello che porta/toglie i peccati del mondo. Il mosaico dell’Agnello nella basilica romana dei Santi Cosma e Damiano guarda chiunque lo guardi. Uno sguardo pieno di tenerezza e desiderio. Il Vangelo del Risorto declina quello sguardo, che rimane in attesa di me. Il suo sguardo è mirato sulla negatività che ora – dopo quella concreta scelta sbagliata – è il mio fallimento, subíto e/o creato e voluto.

Sì, è così, non sto sbagliando. Devo conservare come preziosa l’intuizione che Lui sa e mi vuole donare la ri-soluzione di ciò che si è incrinato o è crollato dentro di me: quell’atto – che non avrei voluto registrare nel mio percorso – vi rimanda. Posso ricostruire me a partire da “dentro”con Lui se rimango – umile – a confessarlo presente e chinato su di me.

Le storie di quegli uomini e di quelle donne che l’hanno incontrato hanno da dire alla mia storia. Il mio Sé è “dentro” il sentire di quel tale discepolo, sfiora la reazione di quella folla antica, riprende a modo suo il complesso motivazionale di chi – pagano o giudeo – lo fermò, lo interpellò, lo ospitò o lo colpì un giorno in Palestina.

Non devo andare di fretta, illudendomi che un tocco magico cancelli la ferita o l’infezione, che invece si diffonde. In quelle storie di incontro con Lui, Lui ha mostrato per me un particolare che è ciò mi occorre. Mi sono ridotto a una nullità? Ma Lui è pienezza sovrabbondante. Un fratello o una sorella credente, la comunità celebrante “aiuti” lo Spirito santo a farmi restare entro il rimando a Lui, che avverto sotto le mie macerie, e mi muova ad ascoltarlo e ad accoglierlo passo dopo passo, fino alla risurrezione.

Annamaria Valli OSBap – monastero San Pietro, Montefiascone (VT);
Istituto teologico viterbese aggregato all’Ateneo S. Anselmo
www.anselmianum.com

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