LA FRANCIA AL VOTO DOPO LA STRAGE: FAVORITA LA LE PEN

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Una Francia ancora choccata per gli attacchi del 13 novembre si sta recando alle urne per l’ultimo appuntamento elettorale prima delle presidenziali del 2017. Per Francois Hollande e il Ps è un voto decisivo. In queste settimane l’inquilino dell’Eliseo si è speso per tenere saldo lo spirito nazionale e contenere l’onda emotiva scatenata dagli attentati di Parigi. Ha preso in mano la situazione, ordinando i raid anti Isis in Siria e chiedendo più volte agli alleati europei di intervenire al fianco della Francia. Ma potrebbe non bastare. La paura nel Paese si diffonde e fomenta estremismi e xenofobia. Non a caso in queste elezioni il principale favorito è il Front National di Marine Le Pen, già premiato nelle ultime parlamentari.

Secondo gli ultimi sondaggi, il partito di estrema destra potrebbe guadagnare sei o sette regioni al primo turno ed essere in grado di vincerne quattro al ballottaggio, previsto per il 13 dicembre. Sia nella regione del nord, (Nord-Pas-de-Calais-Picardie), dove candidata è proprio Marine Le Pen, sia in quella del sud (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), dove si presenta la nipote 25enne, Marion Maréchal-Le Pen, il Fn potrebbe vincere con il 40% dei voti.

Se le previsioni fossero confermate, ha ricordato ieri il quotidiano Le Figaro, si osserverebbe una costante crescita del partito dal 2007, dal 4,9% nelle cantonali del 2008, passando dal 6,3% alle europee nel 2009, all’11,4% nelle regionali del 2010, fino al 15,1% nelle cantonali del 2011, e poi ancora il 17,9% nelle elezioni presidenziali del 2012, il 24,9% in Europa nel 2014 e 25,2% nelle comunali del marzo scorso. Nel 2010 il Partito socialista e i suoi alleati vinsero, ottenendo 21 delle 22 ex regioni metropolitane ma questa volta, secondo i sondaggi, sembrano essere relegati al terzo posto, dietro l’ultradestra e la coalizione formata dai repubblicani di Nicolas Sarkozy e i centristi di Udi e MoDem, la cui percentuale ieri mattina oscillava tra il 27 e il 29%.

In un contesto insolito, caratterizzato dalla paura provocata dagli attacchi jihadisti, gli esperti prevedono che solo una forte affluenza alle urne potrebbe impedire la vittoria dell’estrema destra. L’astensione, invece, viene presentata dai media come “il primo partito della Francia”: si prevede che più della metà dell’elettorato non si presenterà alle urne. Il voto è il primo a svolgersi dopo la riforma che ha ridisegnato i contorni interni della Francia, riducendo le regioni da 22 a 13. Il numero dei seggi è rimasto lo stesso: 1671. Ad essi vanno aggiunti i 41 consiglieri di Guadalupa e i 45 dell’isola della Reunion, 51 della Guyana e altrettanti della Martinica, oltre ai 51 per l’assemblea della Corsica. Vincerà al primo turno il partito che otterrà la maggioranza assoluta dei voti. In caso contrario, si passa al ballottaggio tra partiti o liste che hanno ottenuto almeno il 10%.

Il primo ministro Manuel Valls ritiene che questa nuova data delle elezioni debba essere “la risposta della democrazia alla barbarie”, ma sembra che l’aumento della popolarità del presidente François Hollande, che ha guadagnato tra i 10 e i 20 punti in un mese, non si tradurrà in voti alle urne. Per i socialisti sarebbe la quinta sconfitta dopo l’arrivo al potere nel 2012, anno dopo il quale ha perso nelle municipali, alle europee, alle parziali al Senato e alle dipartimentali. Per Sarkozy sarà invece l’occasione per dimostrare che ha voltato pagina dagli errori del passato, mentre per Le Pen potrebbe avverarsi il sogno di portare il suo partito a essere il primo di Francia e per dimostrare di essere in grado di gestire regioni di peso. La destra ha sottolineato che manterrà le proprie liste indipendentemente da cosa succederà al primo turno, mentre i socialisti potrebbero essere costretti a ritirarsi in alcuni casi o a fondersi con la destra in altri, cosa che farebbe nascere una “guerra locale” con coloro che si oppongono a questa opzione.

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