TERRORISMO, RENZI: “SI RISCHIA UNA LIBIA BIS. NON RINCORRIAMO I RAID DEGLI ALTRI” Il premier al Corriere della Sera: "Puoi permetterti la guerra solo se sai cosa fare dopo. Nel 2011 cedemmo a Sarkozy e fu un errore"

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renzi lima

Bombardare non basta, serve una strategia a lungo termine. Matteo Renzi non la ripetendo da quando l’emergenza terrorismo è riesplosa con gli attentati di Parigi e lo ha ribadito anche in un’intervista al Corriere della Sera. “La posizione dell’Italia è chiara e solida – ha detto il premier -. Noi dobbiamo annientare i terroristi, non accontentare i commentatori. E la cosa di cui non abbiamo bisogno è un moltiplicarsi di reazioni spot senza sguardo strategico. Tutto possiamo permetterci tranne che una Libia bis”.

Se protagonismo significa giocare a rincorrere i i raid altrui “io dico: no grazie. Abbiamo già dato. L’Italia ha utilizzato questa strategia in Libia nel 2011: alla fine cedemmo a malincuore alla posizione di Sarkozy. Quattro anni di guerra civile in Libia dimostrano che non fu una scelta felice. E che oggi c’è bisogno di una strategia diversa”. Ha aggiunto il premier che si è detto poi “fiero e orgoglioso dei nostri militari. Ma proprio perché ne stimo la professionalità dico che la guerra è una cosa drammaticamente seria: te la puoi permettere se hai chiaro il dopo. Quando diventi presidente del Consiglio ti guida la responsabilità, non la smania”.

Il capo del governo ha confermato di avere “grande rispetto, stima e amicizia personale per François Hollande. E’ un uomo molto intelligente, la sua reazione è legittima e comprensibile. Ma lui sta guidando una Francia ferita, che ha bisogno di dare risposte a cominciare dal piano interno. Noi vogliamo allargare la riflessione, lottando contro il terrorismo e domandandoci quale sia il ruolo dell’Europa oggi”. Secondo Renzi è “è doveroso intensificare la lotta a Daesh, discutiamo del come. E non dimentichiamo che gli attentati sono stati ideati nelle periferie delle citta’ europee: occorre una risposta anche in casa nostra. Ecco perche’ servono scuole e teatri, non solo bombe e missili”.

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