SAN BERNARDINO, L’ISIS: “VI ASPETTANO FIUMI DI SANGUE”

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strage san bernardino

Si è trattato di un atto di terrorismo. Su questo l’Fbi , che sta indagando sulla strage di San Bernardino in cui 14 persone sono state massacrate, ormai è sicuro. L’ipotesi ha preso corpo quando gli investigatori hanno scoperto che la donna killer, Tasfheen Malik, durante l’attacco al centro disabili californiano, aveva giurato fedeltà al Califfo al-Baghdadi. Successivamente la stessa Isis, tramite Site, ha rivendicato l’attentato lanciando nuove minacce nei confronti degli Stati Uniti, pubblicando la foto di una bandiera nera posizionata sull’Empire State Building di New York, accompagnata dalla scritta “Fiumi di sangue aspettano l’America”. Ma sull’effettiva affiliazione della coppia assassina al Daesh l’Fbi è ancora cauto visto che, come ha spiegato il direttore della polizia federale Usa James Comey, non ci sono indicazioni “che i due facessero parte di una cellula terroristica più ampia”. Il colpo, quindi, sarebbe stato ispirato ma non diretto dal sedicente Stato Islamico.

Farook e Malik non hanno infatti rilasciato alcuna rivendicazione ma anzi, hanno eliminato l’hard disk dal computer di casa e i loro cellulari nuovi sono stati trovati distrutti accanto al luogo della strage. “Hanno anche cercato di cancellare le proprie impronte digitali”, ha aggiunto David Bowdich, vice direttore del bureau dell’Fbi di Los Angeles. Questo, farebbe propendere gli investigatori sull’idea che la sparatoria fosse stata premeditata e pianificata in anticipo. Farook, nato in Illinois da genitori immigrati pakistani, ha lavorato come ispettore per la contea di San Bernardino, nel Dipartimento Ambiente Salute, l’agenzia che stava festeggiando il Natale quando i due hanno fatto irruzione e hanno cominciato a sparare. Gli investigatori stanno lavorando su un’eventuale discussione che l’uomo avrebbe avuto con una collega che avrebbe denunciato i “pericoli dell’islam” prima della sparatoria, secondo quanto riferito da una fonte del governo.

La moglie era originaria del distretto di Layyah nella provincia meridionale del Punjab. Dopo 25 anni in Arabia, era rientrata in Pakistan cinque o sei anni fa per completare la laurea in farmacia alla Bahauddin Zakariya University di Multan. Funzionari dell’intelligence pakistana hanno contattato la famiglia di Malik, nell’ambito delle indagini dopo la sparatoria. “Ho scoperto di questa tragedia oggi quando alcuni agenti dei servizi segreti mi hanno contattato per chiedermi dei miei legami con Tashfeen”, ha raccontato lo zio, Javed Rabbani. “Avevo sentito che si era verificata questa tragedia ma non potevo minimamente immaginare che fosse coivolto qualcuno della mia famiglia. Naturalmente siamo sconvolti”, ha affermato, spiegando che suo fratello, padre di Malik, era divenuto molto più conservatore da quando lui e la famiglia si erano trasferiti in Arabia Saudita, 25 anni fa. Proprio in Arabia, Malik e il marito marito Syed Farook si erano innamorati, dopo essersi conosciuti online. Christian Nwadike, che ha lavorato con Farook per cinque anni, ha raccontato alla Cbs che l’uomo era cambiato da quando era tornato dall’Arabia Saudita. “Penso che abbia sposato una terrorista”, ha dichiarato Nwadike. Malik era arrivata negli Stati Uniti nel 2014 con visto da fidanzata, sposandosi in un secondo momento con Farook in California. I due hanno avuto una bimba che ora ha sei mesi e che hanno affidato alla nonna poco prima di uscire di casa e compiere il massacro, raccontando di avere un appuntamento dal medico. Farook non era sotto sorveglianza da parte dell’Fbi o di altre agenzie anti-terrorismo.

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