DA ROMA A BOLOGNA, IN MOSTRA LE OPERE DI GUIDO RENI E CARRACCI Oltre trenta le tele prestate dai Musei Capitolini a Palazzo Fava

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Guido Reni, Annibale e Ludovico Carracci: sono alcuni tra gli autori delle trenta opere esposte a Bologna, a Palazzo Fava, dal 5 dicembre. Il titolo, “Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno”, rimanda all’acquisizione della collezione del cardinale Giulio Sacchetti, a Bologna nel triennio 1637-1640 come Legato pontificio, poi donate dal Papa Benedetto XIV a Roma e da allora esposte nei Musei Capitolini, che le ha prestate.

Fino al 13 marzo il pubblico potrà ammirare le opere Domenichino, Denis Calvaert, Sisto Badalocchio e Francesco Albani. “Sono i maestri protagonisti di una stagione particolare (fine del XVI e la prima metà del XVII secolo) – ha spiegato in conferenza stampa Andrea Emiliani, insieme a Sergio Guarino, membri del comitato scientifico che ha curato l’esposizione – che vide consolidarsi legami storici, politici, artistici tra Bologna e Roma con la fioritura della scuola del capoluogo emiliano che, nell’Urbe, trovò il favore di mecenati e committenti di assoluto livello”. Le opere sono esposte da sempre ai Musei Capitolini, ora chiusi per ripristino del pavimento ligneo dell’ambiente espositivo della sala che li ospita finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

“L’eccezionale prestito dell’intero nucleo dei dipinti della Sala bolognese, che per la durata dei lavori di restauro sarebbero stati sottratti al pubblico dei Musei Capitolini – dice il presidente di Genus Bononiae, Fabio Roversi-Monaco -. E’ un atteso ritorno”. Dei Carracci sono esposte due opere di Annibale (il famoso “San Francesco in adorazione del crocefisso” e “San Francesco davanti al crocefisso”) e cinque di Ludovico, tra cui “Allegoria della Provvidenza” e “Santa Cecilia”. Il corpo più cospicuo è costituito dalle dieci tele di Guido Reni, tra cui “Anima beata”, “Polifemo”, “San Girolamo”, “Maddalena penitente” e “Lucrezia”. Di rilievo anche “San Sebastiano”, quadro di Alessandro Tiarini e “Sibilla Cumana” realizzata dal Domenichino.

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