CONSULTA, BOLDRINI-GRASSO: “DAL 14 DICEMBRE SI VOTA TUTTE LE SERE” Il presidente del Senato dopo l'ennesima fumata nera: "Pessima figura delle istituzioni". La terza carica dello Stato: "Il tempo è scaduto"

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Pietro Grasso e Laura Boldrini scendono in campo per garantire l’elezione di tre giudici della competenza parlamentare entro la fine dell’anno. “Le istituzioni stanno facendo una pessima figura” ha sbottato il presidente del Senato, deciso a cambiare metodo dopo l’ennesima fumata nera. La prossima convocazione delle Camere in seduta comune è fissata per il 14 dicembre alle 15, se non si dovesse arrivare a un’elezione si procederà a oltranza con sessioni quotidiane alle 19. Lo ha reso noto l’ufficio stampa di Montecitorio.

“Il tempo è scaduto – ha spiegato la Boldrini -. Il Parlamento non può rischiare di ostacolare, per le proprie inadempienze, il regolare funzionamento della Consulta. Ho voluto riunire oggi la Conferenza dei capigruppo al fine di sottolineare ulteriormente la prova di responsabilità alla quale i gruppi sono chiamati e per acquisire le loro valutazioni. Subito dopo ho sentito il presidente del Senato, Pietro Grasso, e d’intesa con lui ho deciso di convocare la prossima seduta comune per lunedì 14 dicembre alle ore 15. Mi auguro che i prossimi giorni siano impiegati dalle forze politiche per costruire finalmente un’intesa capace di portare all’elezione dei tre giudici mancanti”.

La seconda e la terza carica dello Stato hanno invitato a raggiungere un’ampia convergenza. Ma qualsiasi tentativo partito per aprire un varco con il Movimento 5 stelle al momento è fallito. Il Pd tiene il punto su Barbera: “per ora”, aggiungono fonti parlamentari dem. Del resto il calo dei voti di sostegno all’ex deputato Pci-Pds pesa e non poco. “Il profilo è autorevole e adatto per la Corte costituzionale”, rilancia il capogruppo Rosato ma i dieci giorni che la maggioranza si e’ presa serviranno anche per fare ogni tipo di valutazione e ‘testare’ anche altri candidati. Il Movimento 5 stelle continua a chiedere un passo indietro sul nome di Sisto, prima di dar vita ad un confronto. Un passo indietro che FI smentisce, ma che dal Nazareno viene considerato come naturale.

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