PARIGI, GLI ATTENTATI NON FERMANO LA MUSICA: IL BATACLAN RIAPRIRA’ A FINE 2016 All'interno della sala concerti, lo scorso 13 novembre, un commando terrorista ha ucciso 90 persone

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Non saranno gli attentati d Parigi, che la notte del 13 dicembre hanno causato la morte di 130 persone, a fermare la musica. Infatti il Bataclan, la sala concerti dove 90 persone sono state barbaramente assassinate da un commando terrorista riaprirà entro la fine del 2016. Lo hanno detto in una prima intervista esclusiva a Le Monde, Olivier Poubelle e Jules Frutos, i due manager della sala concerti, che sono anche proprietari di un terzo del teatro.

“Due nostri colleghi sono morti, come molti professionisti del mondo della musica. Non ero a teatro quella sera e ci penso di continuo”, ha detto Poubelle che ha raccontato di essersi recato davanti al Bataclan mentre l’attacco era ancora in corso. “C’erano morti e feriti dappertutto. La polizia voleva sapere come era fatto il teatro, cosa avrebbero trovato dietro alla porta e come salire di sopra il più rapidamente possibile”, ha spiegato Poubelle che con Frutos è uno degli impresari musicali più noti della capitale francese.

Le due guardie che si trovavano all’ingresso del Bataclan “hanno salvato varie persone”, ha detto ancora Poubelle al giornale. “Quando hanno capito cosa stava succedendo hanno aperto le uscite di sicurezza e hanno gridato alla gente di scappare”. “L’unica cosa che posso aggiungere è che è stata assassinata la ‘joie de vivre'”, ha aggiunto.

I due impresari hanno descritto la zona – l’XI arrondissement – come una delle più miste della capitale francese. “E’ un quartiere anti-Le Pen. Ma i terroristi lo hanno scelto solo per uccidere il maggior numero possibile di persone”, ha detto Poubelle. Nessuno dei due è stato all’interno del Bataclan dalla notte dell’attacco anche se entrambi vi passano davanti ogni giorno. “Non dovrebbe diventare un mausoleo o un luogo di pellegrinaggio”, ha dichiarato Jules Frutos. “Gli organizzatori vogliono ricostruirlo, anche gli artisti. Ne parliamo molto. Ma sarà una strada lunga e dolorosa”, ha detto ancora al giornale. “Per il momento siamo morti. Ma è vitale che le porte riapriranno”.

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