UNA GIORNATA PER DIRE NO ALLA SCHIAVITU’

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schiavitù

Si celebra oggi la giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù. La data è stata scelta per ricordare il 2 dicembre del 1949 quando venne approvata da parte dell’Assemblea generale la “Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui”. I presupposti della Convenzione – entrata in vigore il 21 marzo 1950e recepita dall’Italia il 7 gennaio del ’67 – sono rintracciabili nella Carta dei diritti dell’uomo che, all’articolo 5, vieta espressamente la tratta degli esseri umani. La Dichiarazione universale dei diritti umani è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri. Il primo articolo della carta recita che: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Ciò nonostante, la schiavitù è una piaga ancora aperta e ben lungi dall’essere risolta. Secondo il rapporto annuale dell’Ong australiana Walk free foundation, nel 2014 sono quasi 36 milioni le persone vittime della schiavitù nel mondo. Analizzando circa167 paesi, l’Ong ha stimato che il 61% delle vittime vive in cinque sle nazioni. Prima fra tutti l’India, seguita da Cina, Pakistan, Uzbekistan e Russia. Tra le diverse forme di schiavitù “moderna” ci sono anche il lavoro coatto, la tratta di esseri umani e i matrimoni forzati. “C’è un pregiudizio – ha detto Andrew Forrest, presidente della Walk free foundation – ovvero che la schiavitù sia un problema di un’epoca passata. O che esiste solo nei paesi devastati dalla guerra e dalla povertà”. Lo schiavo “moderno” è una persona cui viene tolta la libertà per essere sfruttata, un vero e proprio business per le organizzazioni di tratta di esseri umani. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) il giro d’affari intorno alla schiavitù si avvicina ai 150 miliardi di dollari ogni anno, una cifra pari al pil del Vietnam.

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