L’ISLAM VIETA I MATRIMONI “A TEMPO” DEI JIHADISTI: DISTORCONO LA VERA IMMAGINE DELLA DONNA NELLA RELIGIONE È quanto sostenuto da al-Azhar intervenuta sulle nozze a ore a scopi sessuali che vengono celebrate con frequenza nel Califfato allo scopo di poter avere diverse donne per pochi mesi e poi liberarsene senza ulteriori doveri

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L’Islam vieta i matrimoni a tempo tra donne e jihadisti praticati dal sedicente Stato islamico (Isis). È quanto sostenuto da al-Azhar, la massima istituzione dell’Islam sunnita con sede al Cairo, intervenuta sulle nozze a ore a scopi sessuali che vengono celebrate con frequenza nel Califfato allo scopo di poter avere diverse donne per pochi mesi e poi liberarsene senza ulteriori doveri. Il matrimonio secondo l’Islam, ricorda al-Azhar, ha “obiettivi supremi e onesti” aggiungendo che per i musulmani le nozze sono un accordo di reciprocità e impegno tra un uomo e una donna.

I matrimoni a tempo, invece, distorcono la vera immagine della donna nella religione, facendone un oggetto di piacere a basso costo da scambiarsi tra uomini. Al contempo, evidenzia al-Azhar, viene distorta anche l’immagine del musulmano, visto come un uomo proiettato verso l’avidità e la lussuria, ideologie che la sharia, la legge islamica, non accetta. La massima istituzione dell’Islam sunnita ha inoltre definito un “comportamento oltraggioso” secondo la sharia le violenze sessuali che i miliziani dell’Isis hanno perpetrato in Iraq e in Siria a danno delle donne yazide che vivevano a Sinjar e nella provincia di Nineveh. Al-Azhar ha quindi concluso sottolineando che l’Islam vieta la riduzione in schiavitù di donne e di uomini, perché le persone, anche di diversa religione, sono considerate comunque superiori a qualsiasi altra creatura.

Secondo i dati riportati dagli attivisti di “Raqqa is Being Slaughtered Silently”, i miliziani del Califfato avrebbero preso il controllo della città – capitale siriana dei jihadisti in Siria – anche costringendo le ragazze a sposarsi. Secondo gli ultimi dati forniti dagli attivisti in febbraio (ma si tratta di numeri parziali), si parla di 278 donne nella provincia di Raqqa, 166 nella regione di Deir Ezzor, 46 in quella di Aleppo, 19 nella Siria di nord Est e 2 vicino alla città di Homs. La maggior parte sono maggiorenni, ma – riportano gli attivisti – in almeno 200 casi sarebbero coinvolte anche delle minorenni.

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