NATALE A CORTINA, PINTURICCHIO IN MOSTRA SULLE PISTE DA SCI Oltre alla neve, è protagonista anche l'arte con un'estemporana dedicata a un'opera del Quattrocento

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pinturicchio

Inizia il mese di dicembre, e con esso parte la stagione della neve. Il 28 novembre è stato il weekend che a Cortina d’Ampezzo ha inaugurato l’apertura dei primi impianti nella zona di Faloria, in attesa della prima edizione della Coppa del Mondo di Snowboardcross, in calendario il 18 e 19 dicembre proprio su quelle piste. Sarà poi il ponte dell’Immacolata, a sancire ufficialmente l’apertura di tutti gli altri impianti. Ma quest’anno, nella “regina delle Dolomiti” non c’è solo la neve a farla da protagonista.

Ha inizio oggi, infatti, una mostra dove si può ammirare un capolavoro di raro prestigio. Nel centralissimo Museo d’Arte Moderna M. Rimoldi, con la cura di Franco Ivan Nucciarelli,  si inaugura la mostra “Pinturicchio. Il Bambin Gesù delle Mani”, che rimarrà allestita fino al 31 gennaio 2016, svelando al pubblico la “scandalosa” opera dell’artista quattrocentesco. Il dipinto di Bernardino di Betto (vero nome di Pinturicchio), è un capolavoro dell’arte rinascimentale realizzato in Umbria. Il quadro ora in mostra è passato alla storia anche per la sua genesi, avvolta nel mistero, persa tra gli enigmi degli appartamenti di Papa Alessandro VI Borgia (1431- 1503), uno dei più discussi pontefici della storia, nonché committente dell’opera stessa. In principio fu un affresco: quel che vediamo ora è solo un  frammento staccato a massello (di 48,5 per 33,5 cm) databile al 1492 circa.

Sull’intonaco venne raffigurata l’adorazione della Madonna con Bambino da parte del Pontefice, un soggetto “normale” per quei tempi, se non fosse che il volto femminile coincise con quello di Giulia Farnese, un nome che all’epoca era sulla bocca di tutti per una presunta relazione amorosa (ovviamente proibita) con Papa Alessandro. Il Vasari ne rivelò l’esistenza nelle sue “Vite”, e non si esclude che il Bambino fosse dipinto a immagine del figlio (avuto con la “Bella”) del Borgia.

Del capolavoro smembrato si persero le tracce quando venne smurato e, probabilmente, in parte distrutto dai successori di Alessandro VI, per rimuovere la memoria dannata di cui era segreto custode. In epoca moderma il Ricci ne segnalò la presenza all’interno delle collezioni di Palazzo Chigi al Corso, e ricerche successive lo ricollegarono alla composizione descritta da Vasari. L’opera è ora visibile grazie alla  Fondazione Guglielmo Giordano che riaccende l’attenzione su questo lavoro già prestato ad alcuni dei più importanti musei del mondo, come il Guggenheim di New York o il Musèe Maillol di Parigi.

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