CAMERON OTTIENE L’OK DAL GOVERNO, DOMANI SI VOTA SUI RAID IN SIRIA Dopo gli ultimi sviluppi nel Labour, il principale partito di opposizione, il cui leader è Jeremy Corbyn, ha deciso di concedere ai suoi deputati la possibilità di votare secondo coscienza

468

“Spalla a spalla” per rendere omaggio alle vittime degli attacchi del 13 novembre a Parigi e nella lotta contro l’Isis. E’ quanto ha detto sola la settimana scorsa il premier britannico Cameron, durante il vertice all’Eliseo con Francois Hollande e lo ha ribadito alla Camera dei Comuni quando è tornato alla carica i per chiedere il via libera per allargare i bombardamenti anti Isis della Raf – Royal Air Force – dall’Iraq alla Siria.

E ora, secondo alcuni media britannici, sono attesi verso fine settimana i primi bombardamenti britannici sulla Siria, dopo il voto della Camera dei Comuni fissato per domani, ma la Raf è a corto di mezzi e di missili. Almeno secondo il Daily Mail, che ha messo in dubbio l’utilità dell’allargamento dei raid “anti-Isis” del Regno Unito dall’Iraq agli affollati cieli siriani.

Il primo ministro, David Cameron, potrebbe ordinare le incursioni nel giro di pochi giorni, essendo sicuro dell’approvazione della Camera dei Comuni, dopo gli ultimi sviluppi nel Labour, il principale partito di opposizione, il cui leader, Jeremy Corbyn, ha deciso di concedere ai suoi deputati la possibilità di votare secondo coscienza. Il premier punta a concludere il passaggio parlamentare domani con un rapido dibattito seguito dalla votazione. Decine di esponenti laboristi potrebbero votare insieme ai conservatori, agli unionisti nordirlandesi e ai liberaldemocratici, che nel 2013 invece si erano opposti alla mozione.

“L’Isis rappresenta una minaccia diretta per il Regno Unito”, ha ribadito Cameron, sostenendo che, come è successo in Iraq, i raid possono giocare un ruolo chiave per ridimensionare lo Stato islamico. Tuttavia, ha aggiunto, “sono solo una parte di una strategia più ampia per la Siria”. Per tutto il fine settimana Corbyn ha ripetuto che i parlamentari avrebbero dovuto piegarsi alla sua autoritù e alla volontù degli iscritti, in gran parte contrari all’intervento. Poi, nella riunione di ieri del governo ombra ha fatto marcia indietro, concedendo la libertù di voto nonostante le riserve sulle argomentazioni di Downing Street. In un primo tempo Corbyn ha insistito sul fatto che, a dispetto della libertù di voto, la posizione ufficiale del partito sarebbe rimasta contraria; poi ha dovuto rinunciare all’idea. La sua doppia retromarcia ha evitato numerose dimissioni e probabilmente una spaccatura.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS