L’ASTICE MALTRATTATO DIVENTA UN CASO GIUDIZIARIO

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ASTICE

Un pescivendolo di Torino è stato accusato di maltrattamenti su … crostacei. L’uomo, denunciato da un’ambientalista che passava davanti a uno dei suoi locali nel capoluogo lombardo, ha avuto l’ardire di tenere due povere aragoste e tre sfortunati astici – destinati a una dolorosa cottura in pentola – fuori dall’acqua su un letto di ghiaccio e con le chele bloccate da una fascetta. Una pratica usuale nelle pescherie per mantenere il prodotto fresco, ma vietata dalla legge perché i crostacei così mantenuti potrebbero soffrire e dunque hanno diritto a essere tutelati dalla legge.

Secondo il pm che ha firmato il decreto di citazione a giudizio esponendo “in un banco vetrina tre astici e due aragoste direttamente sul ghiaccio, fuori dall’acqua” l’uomo avrebbe agito “con crudeltà ” nei confronti delle cinque bestiole. Il reato rientra nei delitti contro i sentimenti degli animali secondo cui chiunque sottopone animali a sevizie, fatiche e maltrattamenti rischia la reclusione da tre a 18 mesi o la multa da 5 mila a 30 mila euro. Di diverso parere il giudice che ha assolto per “la tenuità del fatto” il crudele pescivendolo.

“Il giudice – si legge nel dispositivo – valutando con stupore come la vicenda (inerente a tre astici e due aragoste) abbia coinvolto ben quattro agenti della polizia municipale ed allertato un veterinario dell’Asl, come si sia trattato di cinque crostacei destinati a vendita e cottura, come non si possa affatto parlare di maltrattamenti voluti a danno degli animali, ma di normali e diffuse tecniche di momentanea conservazione in ghiaccio, ritiene pertinente l’applicazione della non punibilità per tenuità del fatto”. E, aggiunge, “si può solo convenire su una rimproverabilità quasi simbolica”. Un lieto fine per il pescivendolo ma non per i crostacei che, a fine processo, sono comunque finiti in pentola.

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