CONSULTA, BOLDRINI E GRASSO IN CORO: “PREVALGA IL SENSO DI RESPONSABILITA'” Il Presidente del Senato: "Per far funzionare la Corte si rischia di bloccare il Parlamento. C'è da riflettere"

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grasso boldrini

Si va avanti sino alla fumata nera, si lavorerà anche a Natale se necessario, alla fine dovrà prevalere il senso di responsabilità. Pietro Grasso e Laura Boldrini scelgono la linea dura dopo il 28esimo nulla di fatto nell’elezione dei 3 giudici della Corte Costituzionale da parte del Parlamento in seduta comune. “Siamo ad una svolta. Per far funzionare un organo costituzionale come la Corte si rischia di bloccare un altro organo costituzionale come il Parlamento. E su questo bisogna riflettere”, ha sottolineato Grasso in un colloquio con La Repubblica rimarcando: “Quando ho parlato di sedute a oltranza, volevo dire che bisogna fissare una data di partenza”, escludendo la seduta di martedi’, “dalla quale andare ad oltranza” e con la consapevolezza che, complice la legge di stabilità, “se messi alle strette, uno spazio libero” ci sarebbe “nei giorni da Natale alla Befana…”.

Parole a cui si aggiungono quelle di Boldrini: “Mi auguro che martedì prevalga il senso di responsabilità dei gruppi. Non può essere che sia il Parlamento ad ostacolare il lavoro della Corte costituzionale”. E il loro monito segue la scia delle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che già il 2 ottobre aveva sollecitato il Parlamento a restituire piena funzionalità alla Consulta e, nei giorni precedenti alla 28/a fumata nera, aveva sottolineato come, in un momento così delicato, serviva una prova di unità del Parlamento. Unità che, tuttavia, sembra tutt’altro che vicina.

Martedì, alle 13, la maggioranza dovrebbe ripresentare il terzetto – già bocciato – formato da Augusto Barbera (in quota Pd), Francesco Paolo Sisto (in quota Fi) e Giovanni Pitruzzella (in quota Ap). Tre nomi che, è il timore di più di un parlamentare della maggioranza, che tuttavia potrebbero ottenere un consenso anche minore rispetto ai 536 voti (per Barbera), 511 (per Sisto) e 492 (per Pitruzzella) presi il 25 novembre e già lontani dal quorum fissato a 570. Al momento, però, vie alternative non sembrano percorribili con il M5s che ribadisce di essere disposto al dialogo solo su nomi autorevoli lontani dalla politica (ieri Barbera, Sisto e Pitruzzella erano definiti frutto “dell’inciucio Pd-Fi” e così descritti: “un’ex parlamentare, l’avvocato di Verdini e un indagato”.

Si, invece, proporrà nelle prossime ore una sua rosa di candidati “indipendenti”. Una nuova fumata nera potrebbe essere fatale per il terzetto e costringere infatti il Pd a cambiare rosa anche se sull’ultimo flop ha pesato la situazione, fin troppo “liquida”, dei gruppi parlamentari più che la scarsa stima per i tre nomi proposti. Il tempo, tuttavia, stringe con la Consulta che è al limite del numero legale e con un’alta toga, Giuseppe Frigo, che vorrebbe dimettersi per ragioni personali ma è costretto a rinviare.

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