TERRORISMO, RENZI: “NON DOBBIAMO CHIUDERCI IN CASA” Il premier: "La posizione italiana è la più forte. Contro la jihad serve un progetto a lungo termine"

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Quella di chiudersi in casa è la risposta sbagliata all’emergenza terrorismo. Secondo Matteo Renzi per vincere la guerra del nostro secolo serve, piuttosto, un progetto a lungo termine, che tenga insieme spese sulla sicurezza e sulla cultura. Il premier, appena arrivato al summit straordinario tra i leader europei e la Turchia, è tornato sulla strategia dell’Occidente nei confronti della minaccia jihadista, rivendicando la validità della propria politica estera e difendendo anche il ruolo cruciale che deve avere la cultura nella lotta alla barbarie dell’Isis. Ha definito la posizione italiana “in prospettiva la più forte”. Ora, come nel recente passato. Renzi ha rivendicato infatti come le sue mosse negli ultimi mesi siano state premiate dai fatti. Ha citato la centralità del Mediterraneo, il tema immigrazione considerato sempre dall’Italia come un problema europeo e la necessità di assicurare alla Russia un ruolo cruciale sullo scenario globale.

“L’Italia – ha esordito – ha una posizione chiara. La prima missione all’estero è stata nel Mediterraneo, quando nessuno parlava di Mediterraneo. Quando dicevamo che il problema dell’immigrazione era tutto europeo, ci ridevano dietro. Adesso vediamo che tutti sono d’accordo. Poi che era necessario riportare la Russia al tavolo internazionale. Ed è quello che sta succedendo. Credo che la posizione italiana, sulla grave crisi internazionale che si sta vivendo, su terrorismo e sicurezza, sia quella più forte in prospettiva”. Il premier ha confermato gli impegni italiani, dal punto di vista militare e diplomatico, tuttavia ha sottolineato l’idea che “di fronte a fenomeni così sconvolgenti non si risolve tutto con qualche dichiarazione verbale muscolare o con qualche investimento in più: occorre – ha insistito – avere un grande progetto lungo mesi, probabilmente anni, che tenga insieme per ogni centesimo speso in sicurezza un centesimo speso in cultura. Questo e’ il punto chiave, penso che su questo punto nei prossimi mesi arriveranno anche gli altri”.

Il presidente del Consiglio ha detto di condividere la preoccupazione che questo clima pesante possa bloccare il percorso di ripresa già avviato in Italia dei consumi interni. Tuttavia, sottolinea che il “messaggio che l’Italia può dare è quello positivo di ripartenza, certo senza sottovalutare i rischi che ci sono”. “Non sottovalutiamo niente. Certamente c’è un clima diverso rispetto a quello di un mese fa, anche nelle attese dei consumatori. Ma la vera questione oggi – ha concluso parlando delle stime Pil – non è certamente come finisce il dato dello zero virgola, su cui peraltro confermiamo al momento le previsioni, ma una grande scommessa identitaria e culturale. Cioè che se l’Italia, se l’Europa si chiude in casa, hanno vinto loro, ha vinto quelli che vogliono il terrore”.

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