SI È CHIUSO IL FESTIVAL DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA 2015 A Verona, sul tema: "La sfida della realtà". Mons. Vincenzi: "Essere presenti nei luoghi del quotidiano".

476

Si è chiusa ieri sera la quinta edizione del Festival della dottrina sociale della Chiesa di Verona, che quest’anno aveva come tema: “La sfida della realtà”. La convention di interventi e dibattiti – dal 26 al 29 novembre – è stata organizzata dalla Fondazione Toniolo. Mons. Adriano Vincenzi, presidente della fondazione, ha dichiarato al termine dei lavori: “Operiamo da anni sulla Dottrina sociale, oggi è il momento giusto per dare un tono diverso. È necessario partire dal presupposto che sono importanti coloro i quali parlano dal tavolo dei relatori, tanto quanto chi siede tra il pubblico: la conoscenza deve passare attraverso la relazione tra di noi, diventare patrimonio comune, non con un seminario, ma con una relazione coltivata e seguita. Altrimenti si fa solo accademia”.

Si tratta di tracciare, ha proseguito Vincenzi,una linea nuova. Se non c’è una mission condivisa, ha aggiunto, “coltiviamo nel deserto”. Questo convegno, nele intenzioni degli organizzatori, doveva segnare una “svolta nela società italiana”: “Le grandi e piccole decisioni si comunicano dai palchi, ma si costruiscono da un’altra parte, per la strada, nei luoghi del quotdinano: è lì che possiamo e vogliamo essere presenti”.

Tra i numerosi interventi, particolare attenzione ha ottenuto mons. Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana. Mons. Longoni ha fatto riferimento all’Enciclica “Gaudium et spes”: “Anche oggi, 50 anni dopo la sua pubblicazione, ci aiuta a capire una visione di presenza nel mondo capace di manifestare e dare testimonianza di Gesù Cristo”. Poi ha precisato: “Ne rileggo il messaggio alla luce delle parole di Papa Francesco a Firenze. Ci viene chiesto di di vivere non dei surrogati di potere, ma in una Chiesa libera e includente. Una Chiesa per i poveri e con l’attenzione ai migranti. Una Chiesa che sia capace di manifestare, all’interno della realtà socio-politica, un’apertura di visione più ampia rispetto anche a quello che molte volte gli avvenimenti ci costringono ad analizzare secondo una logica mediatica” di inseguimento della cronaca.

La Chiesa sa rinunciare ai privilegi che le possono essere offerti dalla comunità statale, per vivere liberamente”, ha detto mons. Longoni. Questo diventa possibile “attraverso un impegno laicale rinnovato, che possa promuovere, scevro da legami, una libera capacita di affermazione dei valori evangelici, dei valori della Dottrina sociale della Chiesa. Un impegno laicale capace di fedeltà e dinamicità perché, evidentemente, la dottrina sociale non può essere solo un insieme di enunciazioni, non può essere solamente dialogica”.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS