QUANDO IL GRANDUCATO DI TOSCANA ABOLI’ PER PRIMO LA PENA DI MORTE Il 30 novembre 1786 avvenne una rivoluzione sociale di carattere universale

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Il 30 novembre 1786 avvenne, nell’allora Granducato di Toscana, una rivoluzione sociale di carattere universale. Leopoldo II d’Asburgo-Lorena (1747 –1792) – Granduca con il nome di (Pietro) Leopoldo I di Toscana dal 1765 al 1790 e imperatore del Sacro Romano Impero e re d’Ungheria e Boemia dal 1790 al 1792 – promulgò un atto in cui si aboliva in via definitiva la pena di morte in tutto il territorio. Con tale storica sentenza, la futura Toscana divenne il primo stato moderno senza la pena capitale, uno degli atti più incivili perpetrati fino ad allora da tutti i governi, “conveniente – secondo lo stesso Pietro Leopoldo – solo ai popoli barbari”. Contemporaneamente, vennero soppresse anche le pratiche della tortura e dell’amputazione delle membra.

In onore dell’abolizione del 1786, il 21 giugno 2001 il consiglio regionale della Toscana ha approvato una legge che celebra, ogni 30 novembre, la festa della Regione Toscana. Nel cortile della Dogana di Palazzo Vecchio, il Comune ha collocato inoltre una lapide commemorativa dove è stato riprodotto il testo della promulgazione della legge settecentesca. L’epigrafe, composta dal georgofilo Giuseppe Pelli Bencivenni, così recita: “Per memoria della Toscana felicità quando Pietro Leopoldo con legge de’ 30 novembre 1786 la pena di morte, l’infamia, la tortura, ogni delitto di lesa maestà colla confiscazione delle sostanze cancellò per primo in Europa dalla vecchia legislazione”; motivazioni che rendono Firenze orgogliosa del suo passato”.

La legge, modernissima rispetto al contesto storico, trovò la sua fonte principale nelle concezioni filosofiche del tempo dominate dal pensiero illuminista e si ispirò all’opera più famosa dell’Illuminismo italiano, “Dei delitti e delle pene” che l’autore Cesare Beccaria ebbe in Toscana la possibilità di pubblicare per la prima volta nel 1764. “Le idee filosofiche allora predominanti sono accolte con fede e con onore nella legge criminale di Leopoldo – commentò lo storico Antonio Zobi – .La legge del 30 novembre del 1786 ottenne così una celebrità europea”.

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