AUSTRALIA, AL VIA I TEST SUI DRONI PER IL PIANO ANTI-SQUALI La prima sperimentazione di monitoraggio è iniziata a Coffs Harbour con una sorveglianza dall'alto

390

L’Australia si dota di tecnologie hi-tech per fronteggiare un recente problema ambientale. Ha infatti preso il via sulla costa orientale il maxi piano anti squali da 10 milioni e mezzo di euro che vede l’utilizzo di droni. Il progetto è stato presentato solo il mese scorso dal governo del New South Wales che, sul suo sito, ha appena annunciato che i test con i droni sono cominciati e che, nei prossimi giorni, partiranno anche le “barriere smart”. L’obiettivo è quello di fronteggiare la recente impennata di attacchi da parte dei numerosi pescecani ai danni di surfisti e bagnanti. I test misureranno la reale efficacia della tecnologia dei droni nella prevenzione dei loro assalti.

La prima sperimentazione di monitoraggio è iniziata a Coffs Harbour con una sorveglianza dall’alto grazie ai droni che forniscono a operatori immagini e coordinate Gps in tempo reale. Nei prossimi giorni cominceranno anche altre azioni sperimentali come le “smart rum lines”, ovvero le barriere “intelligenti”: la prima sarà installata a Ballina. E poi le “stazioni di ascolto” che dovranno fornire in tempo reale i dati provenienti da squali monitorati con sensori. Le prime dieci saranno installate nelle spiagge di Ballina, Byron Bay, Tweed Heads, Lennox Head, Evans Head, Yamba, Coffs Harbour, South West Rocks, Port Macquarie e Forster. Incrementata anche la sorveglianza aerea in elicottero nella zona settentrionale della costa. Gli elicotteri saranno in volo almeno tre ore al giorno, compatibilmente con le condizioni meteo, dal primo dicembre al 26 gennaio, e copriranno il tratto da Byron Bay a Evans Head due volte al giorno.

La maggior aggressività di questi grandi predatori è causata – come spesso accade – da cattive pratiche umane. Innanzitutto, la pesca industriale ha rimosso il 90% del pesce dal mare in soli 65 anni. Qquali, orche, balene, foche e delfini non hanno più la stessa disponibilità di pesce da mangiare per sfamarsi. In altre parole, la fame è una grande motivazione per gli attacchi. In secondo luogo, la maggior parte degli assalti di squali sembrano essere casi di scambio di identità. I surfers sulle loro tavole sembrano foche dal punto di vista subacqueo di uno squalo. Raramente le persone vengono mangiate; si tratta infatti di un morso esplorativo seguito dal rifiuto dell’animale a inghiottire carne, ma spesso anche solo quel morso può rivelarsi fatale per la vittima.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS