IL PAPA AL CLERO D’UGANDA: “NO A RELIGIOSI DALLA DOPPIA VITA” Papa Francesco invita i cristiani ad essere “testimoni” attraverso la fedeltà "alla memoria, alla propria vocazione, allo zelo apostolico”

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Ha parlato a braccio in spagnolo, Papa Francesco, rivolgendosi al clero e ai religiosi dell’Uganda, da lui rinominata “la perla dell’Africa”. A tutti i consacrati riuniti nel pomeriggio di ieri nella Cattedrale di St. Mary, a Kampala, il Santo Padre ha lasciato una triplice missione, incentrata su temi chiave: la memoria, la testimonianza attraverso la fedeltà, la preghiera. Francesco ha esordito con il ricordo dei martiri ugandesi e del loro sangue versato per Cristo: la comunità – ha detto Francesco – non deve “abituarsi ad ereditare” il bene dei padri come se si trattasse di un “ricordo lontano” di coloro che hanno dato “la loro stessa vita” per amore di Gesù, ma “la Chiesa in Uganda, per essere fedele a questa memoria, deve continuare a essere testimone. Non deve vivere di rendita”.

Rivolgendosi agli oltre 5mila fedeli presenti, Papa Francesco ha invitato tutti ad essere “testimoni” attraverso la fedeltà “alla memoria, alla propria vocazione, allo zelo apostolico”, seguendo il “cammino della santità”. Cioè, essere “missionari”, soprattutto in quei luoghi dove ci sono pochi sacerdoti: “Fedeltà significa offrirsi al vescovo per andare in un’altra diocesi che abbia bisogno di missionari. E questo non è facile”. Fedeltà, ha aggiunto il Pontefice, significa anche “perseveranza nella vocazione”, sull’esempio delle suore della Casa di Carità di Nalukolongo, incontrate dal Papa poche ore prima: fedeltà ai poveri, ai malati, a coloro che sono più nel bisogno, “perché – spiega – Cristo è lì”. “L’Uganda – ha detto il Papa – è stata irrigata dal sangue dei martiri, dei testimoni. Oggi è necessario continuare a irrigarla, e per questo una nuova sfida, nuove testimonianze, nuove missioni. Altrimenti, perderete la grande ricchezza che avete e la ‘perla dell’Africa’ finirà conservata in un museo. Perché il demonio attacca così: a piccoli passi”.

Infine, Papa Francesco, ricordando ai 1.500 preti diocesani e missionari ai 7mila componenti dell’Associazione dei religiosi d’Uganda e ai mille seminaristi del Paese l’imminente inizio del tempo d’Avvento e del Giubileo della Misericordia, ha invitato a pregare intensamente, perché se si “smette di pregare o un religioso prega poco perché dice che ha molto lavoro”, ha già cominciato a perdere memoria e fedeltà. Da qui l’importanza della confessione per vivere la propria fede coerentemente. “Preghiera – ha spiegato – significa anche umiltà, di andare regolarmente dal confessore a dirgli i propri peccati. Non si può ‘zoppicare’ con entrambe le gambe. I religiosi, le religiose, i sacerdoti non possono condurre una ‘doppia vita’. Se sei peccatore, se sei peccatrice, chiedi perdono. Ma non tenere nascosto quello che Dio non vuole; non tenere nascosta la mancanza di fedeltà. Non chiudete la memoria nell’armadio”. I presenti sono stati anche invitati a pregare per la pace nel mondo e in particolar modo per il vicino Burundi, Paese dilaniato da guerre intestine: per il futuro del suo popolo il Santo Padre ha pregato affinché “il Signore susciti nelle autorità e in tutta la società sentimenti e propositi di dialogo e di collaborazione, di riconciliazione e di pace”.

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