I PESTICIDI CHE UCCIDONO I BAMBINI

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PESTICIDI

“Nella placenta, si trovano oltre 300 sostanze chimiche di origine industriale dannose. Veleni che compromettono lo sviluppo nella fase più delicata della vita, quella intrauterina”. E, a causa dell’inquinamento alimentare da utilizzo di insetticidi organofosfati in agricoltura, “ogni anno, si perdono 13milioni di punti di quoziente intellettivo”. Per colpa dei pesticidi chimici, insomma, ci ammaliamo, anche mortalmente, e diventiamo meno “intelligenti”. L’allarme è lanciato da Patrizia Gentilini, membro del Comitato scientifico dell’Institute Society of Doctors for the Environment (Isde), tra i partecipanti al congresso nazionale del movimento per la salute “Medicina democratica”, appena concluso (sabato 21 novembre) a Firenze.

“Sono un medico oncologo ospedaliero, da dieci anni impegnata nella difesa della salute e nella prevenzione dei rischi da esposizione ambientale. Gli effetti negativi dei pesticidi usati in agricoltura sul sistema ormonale ed endocrino sono documentati, provocano malattie neuro-degenerative (Parkinson, Alzheimer), diabete, tumori. Soprattutto nelle prime fasi di vita”. Tutte le sostanze tossiche passano dalla madre al feto, in gravidanza, spiega a In Terris Gentilini. L’emato-oncologa è, anche, tra i firmatari della lettera inviata, da un gruppo di esperti – medici, biologi, fisici – insieme a contadini e cittadini comuni, nel mese di aprile, al Santo Padre, quale “voce più autorevole che si leva criticamente in una realtà sociale ed economica complessa e ingiusta”. A Papa Francesco, veniva chiesto di intervenire sul tema di “un modello agro-alimentare mirato alla mercificazione e al profitto”, per “affermare la centralità di un’agricoltura contadina, rispettosa della Terra Madre, di cui l’umanità è parte e che va preservata”. “Laudato si’”, la Lettera Enciclica cosiddetta “ecologica” del Pontefice, pubblicata nel mese di maggio, rappresenta, forse, la risposta più sentita e pertinente a quest’appello.

Lo scorso 24 settembre, l’Isde l’ha insignita del Premio in memoria del fondatore, Lorenzo Tomatis, già presidente dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (Iarc). “L’incontro con Tomatis è stato per me fondamentale”, racconta Gentilini. “Mi colpì una frase che disse in occasione di un invito che gli feci ad intervenire sugli inceneritori in Consiglio Comunale a Forlì: ‘Le generazioni a venire non ci perdoneranno ciò che stiamo facendo’. Ecco, sono impegnata a difendere la vita nascente, il feto e il latte materno dalle sostanze contaminanti”.

Tomatis fu “il primo a denunciare i rischi tumorali da uso di glifosato”, il disserbante commercializzato dalla Monsanto e il più venduto al mondo, classificato quest’anno, dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, come “cancerogeno per gli animali” e “cancerogeno probabile per l’uomo” di rischio elevato. Da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “The Lancet Oncology”, dopo tre anni di ricerche coordinate da 17 esperti di undici Paesi, risulta una forte correlazione epidemiologica tra l’esposizione al glifosato, il linfoma non-Hodgkin e leucemie in età infantile.

Benché l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), nei giorni scorsi, abbia definito “improbabili” tali rischi, il parere della dottoressa Gentilini e di altri colleghi medici e specialisti è che numerose ricerche siano proprio in linea con il rapporto dell’Agenzia mondiale della salute. Anche perché l’Efsa ha analizzato soltanto il principio attivo, rinviando agli Stati membri la valutazione della tossicità dei “formulati” (i prodotti finali, utilizzati nei campi).

La Commissione Europea, a giugno 2016, dovrà decidere se rinnovare l’autorizzazione all’uso dei pesticidi con glifosato. Nel frattempo, oltre 30 associazioni italiane per la tutela dell’ambiente hanno firmato un documento in cui chiedono alle autorità, ai ministeri competenti e agli enti pubblici, di applicare il “principio di precauzione” per la tutela della salute pubblica.

Un appello è stato mandato ai sindaci italiani, affinché sia vietato l’utilizzo dei pesticidi, così come deciso dal Comune di Livorno, che, nel mese scorso di ottobre, ha approvato un mozione per vietare l’uso del glifosato sul territorio locale agricolo e non agricolo.  “In Italia, abbiano il più alto tasso d’incidenza di cancro nell’infanzia in Europa”, riferisce Gentilini. Nei neonati, il rischio da sostanze tossiche è doppio.

Gli erbicidi sono dannosi alla salute, delle persone e dell’ambiente. Gli esperti non hanno dubbi. E dunque, investire sull’agricoltura biologica è un imperativo morale. Così, la dottoressa Gentilini, una volta in pensione, è passata dalla teoria alla pratica. Insieme al marito, fisico, discendente di Antonio Pacinotti, l’inventore della dinamo, ha fatto nascere un agriturismo biologico nella storica villa coloniale di famiglia, in quattro ettari di terra, in Toscana. “Coltivo l’orto”, commenta sorridendo. E racconta di avere ristrutturato la fattoria con materiali ecologici e averla arredata con opere frutto del lavoro delle donne di una cooperativa dell’Associazione “Fraternità e Alleanza” (Afa) fondata da Arturo Paoli in Brasile. Ha installato pannelli fotovoltaici per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica e pannelli solari per il riscaldamento.

“Pacinotti fu tra i primi a mettere a punto metodi per la trasformazione del calore in energia”, riferisce Gentilini. “Troppo spesso la tecnica è uno strumento d violenza sulla natura. La forza e l’energia della vita sono, invece, tutte nella Madre Terra”. La salute comincia dalla sua custodia. Lo schiaffo ai devoti della tecnologia è una carezza all’umanità.

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4 COMMENTS

  1. Era ora che si prendesse posizione, non è una novità che i profitti per alcuni contino più della salute altrui, sono anni che ne parlano e i responsabili fanno orecchie da mercanti, confido in chi è di dovere, affinché si prenda provvedimenti contro chi per interessi mette a repentaglio la salute e la vita umana.

  2. Condivido, ovviamente il contenuto dell’articolo e mi complimento con tutti coloro che hanno a cuore la prevenzione primaria e non solo lo screening. Fondatore della Single Patient Based Medicine, fondata sui Reali Rischi Congeniti Dipendenti dalle Relative Costituzioni, so perfettamente che il fenotipo è la risultanza delle influenze ambientali sul genotipo. E’ spiegato così perché non tutti gli esposti agli identici rischi ambientali si ammalano e muoiono.

  3. Tutto bene. Il “principio di precauzione” dovrebbe valere SEMPRE. Per dirne una: anche coloro che negano che un embrione (o un feto) sia un uomo in fieri (negazione che nessuno è mai stato in grado di dimostrare scientificamente), per il principio di precauzione dovrebbe lottare perché TUTTI GLI EMBRIONI (e i feti) fossero sempre e comunque rispettati e tutelati.

  4. Ma non è la tecnica, figlia della scienza, che consente l’utilizzo dell’energia solare? E non è sempre grazie agli studi scientifici che possiamo sperare di individuare gli elementi inquinanti nei pesticidi? Questo inno alla Natura Madre, poi, mi sembra pagano e un po’ blasfemo. Concordo pienamente con Giovanni: questo stracciarsi le vesti per possibili effetti negativi sui feti, mentre è normale ricorrere all’aborto. Tutto ciò non è un po’ contraddittorio?

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