LAVORO: GLI AUTONOMI I PIÙ COLPITI DALLA POVERTÀ Tra il 2010 e il 2014, i nuclei familiari in cattive condizioni economiche sono aumentatati di 1,2 punti percentuali

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I lavoratori autonomi sono la categoria professionale maggiormente a rischio povertà. Lo rileva uno studio dell’Associazione artigiani piccole imprese (Cgia) di Mestre. Nel 2014, il 25 percento delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto sotto la soglia di povertà, con meno di 9.455 euro annui. Una su quattro, quindi, si è trovata in condizioni di vita non accettabili.

Dall’inizio della crisi, nel 2008, al primo semestre di quest’anno, gli autonomi sono diminuiti di quasi 260 mila unità, pari al 4,8 percento. I redditi derivanti da pensioni, trasferimenti sociali o da lavoro dipendente, invece, stanno “un po’ meglio”, attestandosi rispettivamente al 20,9 percento e al 14,6 percento, sempre nei limiti della soglia di povertà. Secondo i dati della Cgia, tra il 2010 e il 2014, la quota di nuclei familiari in cattive condizioni economiche è aumentata di 1,2 punti percentuali.

Per i pensionati, la povertà è scesa dell’1 percento, mentre tra i lavoratori dipendenti è aumentata dell’1 percento. “Purtroppo – ha osservato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo – questi dati dimostrano che la precarietà presente nel mondo del lavoro si concentra soprattutto tra il popolo delle partite Iva”. Per Zebeo, “la questione non va affrontata ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, anzi, al contrario, estendendo alcuni ammortizzatori sociali anche a coloro che dovrebbero auto-finanziarseli”.

I lavoratori autonomi che hanno sofferto maggiormente gli effetti della crisi sono quelli delle regioni Emilia Romagna (-14,6 percento), Campania (-13,7 percento) e Calabria (13,3 percento). I più “virtuosi” sono, invece, Lazio (+10,1 percento) e Veneto (+5,3 percento).

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