CRACOVIA DICE NO ALL’ESTRADIZIONE DI POLANSKI NEGLI STATI UNITI Già nel 2010 la Svizzera si era espressa a favore del regista franco-polacco rifiutando di consegnarlo alle autorità statunitensi

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POLANSKI

La giustizia polacca ha definitivamente deciso che il regista franco-polacco Roman Polanski non verrà estradato negli Stati Uniti, dove è accusato di aver violentato una minorenne nel 1977. L’annuncio è stato dato dalla Procura di Cracovia che ha anche annunciato di voler rinunciare a presentare l’appello contro la decisione del tribunale regionale favorevole al regista.

Dopo aver analizzato le motivazioni dei giudici, i procuratori hanno stabilito che la loro decisione “consente di riconoscere come giustificata la decisione del Tribunale regionale di Cracovia di rifiutare la consegna di Roman Polanski alle autorità americane”. “Questo pone fine alle procedure giudiziarie contro Polanski e la sua situazione legale è simile a quella di cui gode in Svizzera”, Stato che nel 2010 aveva respinto la richiesta americana di estradizione, ha dicharato uno dei legali dell regista all’Afp.

Nel 1977, in California, Roman Polanski, all’epoca 43enne, era stato perseguito per lo stupro di Samantha Geimer, 13 anni. Dopo 42 giorni di prigione e la liberazione su cauzione, il regista si era dichiarato colpevole di “rapporti sessuali illeciti” con una minore ed era fuggito dagli Usa prima della sentenza, temendo una pena severa. La linea della difesa polacca del registra poggiava sul dimostrare che la richiesta di estradizione non era fondata, sulla base dell’accordo stretto a suo tempo tra il regista e la giustizia americana. Secondo i termini dell’accordo, accettato dalla procura e dagli avvocati Usa di Polanski, la pena, secondo i legali polacchi, sarebbe già stata scontata dal loro cliente, una posizione che il tribunale di Cracovia ha accolto. Il 22 settembre, in presenza di Polanski, i legali avevano presentato al tribunale nuovi documenti, analisi di esperti e testimonianze raccolte nei precedenti processi usa e svizzero. Il 25 febbraio, nella prima udienza, il regista era stato ascoltato per nove ore.

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