PROCESSO A MAFIA CAPITALE, PARLA BUZZI: “IO VITTIMA DI UN LINCIAGGIO MEDIATICO” L'ex presidente della "29 Giugno": "Violate le leggi che regolano la diffusione delle immagini. Pronto a collaborare con i giudici"

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Nel processo su Mafia Capitale ieri è stato il giorno di Salvatore Buzzi, uno degli uomini chiave, secondo l’accusa, del sistema corruttivo che attanagliava Roma. L’ex ras delle cooperative, sentito in videoconferenza da una saletta del penitenziario di Rebibbia, si è definito “vittima di un linciaggio mediatico”, dicendosi pronto a collaborare per stroncare il malaffare. “Dal giorno del mio arresto – ha affermato – ho assistito inerme al linciaggio mediatico della mia persona con palesi violazioni delle norme che regolano la diffusione delle immagini”. “Nell’udienza del 19 novembre e in quella odierna – ha raccontato – nel motivare il parere negativo alla mia richiesta di patteggiamento, i pm hanno sostenuto che nelle mie deposizioni ho solo tenuto a difendere i miei amici, a lanciare strali verso altri senza dare alcun contributo alle indagini: questo non è assolutamente vero”.

Buzzi ha sottolineato, invece, di essere stato sempre disponibile. “In cinque interrogatori ho ricostruito con precisione i vari fenomeni corruttivi svelando cose non conosciute dalla Procura, dichiarazioni confermate poi negli interrogatori di Odevaine e Cerrito e perfettamente aderenti alle intercettazioni telefoniche ambientali” ha detto. L’ex presidente della “29 Giugno” ha infine auspicato che “l’istruttoria dibattimentale con l’acquisizione dei miei interrogatori” possa “dare un contributo all’accertamento della verità e alla lotta alla corruzione. Il mio più grande auspico è essere giudicato con serenità senza essere pregiudicato nei diritti difensivi prima ancora che inizi il processo” e anche “per questo motivo, per dare sostanza alle mie dichiarazioni, il mio legale ha chiesto l’esame di molti testi, politici, giornalisti, ex detenuti utili a ricostruire le gravi ipotesi di reato”.

Sempre ieri la Corte di Cassazione, nel confermare la custodia cautelare in carcere dell’ex ad di Ama, Franco Panzironi, confermando quanto statuito dal giudice di Appello ha escluso che Buzzi abbia “dato 125mila euro alla fondazione ‘Nuova Italia’ di Gianni Alemanno per puro spirito di liberalità” in ricordo del periodo passato insieme nel carcere di Rebibbia nel 1982, come raccontato da Panzironi stesso. Secondo gli ermellini tale tesi è inattendibile visto che l’ex titolare della “29 Giugno” “non ha mai corrisposto denaro se non in adempimento di patti corruttivi ovvero per acquisire vantaggi per le proprie aziende”. Cosa che, nella valutazione di Piazza Cavour, sarebbe confermata dall’intera vicenda processuale di Mafia Capitale.

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